Primo semestre in calo per la divisione wine & spirits di Lvmh, che ha riportato una flessione reported dei ricavi dell’8% (-7% a livello organico), con 2,6 miliardi di euro, e dell’utile operativo, che ha archiviato un -33 per cento. Una performance che rispecchia il trend già emerso all’avvio del 2025, con un fatturato sempre al -8% nel primo quarter.
Questo periodo “ha mostrato tendenze simili a quelle osservate nel 2024, principalmente a causa dell’impatto delle tensioni commerciali sui clienti nei mercati chiave degli Stati Uniti e della Cina”, riporta una nota ufficiale. In questo contesto, il segmento wine&spirits “ha registrato una performance negativa nel periodo, con un miglioramento progressivo dello champagne e una buona performance dei vini rosé della zona Provence”.
Ed è qui che Moët Hennessy vuole focalizzarsi. Il rosé della Provenza “fino a 15 anni fa era venduto solo in Francia – commenta a Pambianco Wine&Food Hubert Christin, business development director Emea, gtr & global education di Moët Hennessy -, poi diverse cantine sono riuscite a portarlo all’estero, in diversi mercati internazionali, e, con il tempo, anche noi abbiamo cominciato a guardare questa categoria. Oggi è uno dei nostri principali focus”. Si ricorda, infatti, che il gruppo possiede tre tenute in Provenza: Château Minuty (acquisito nel 2023), che quest’anno è approdato a Paraggi attraverso una partnership con Langosteria, Château d’Esclans e Château Galoupet, entrambi rilevati nel 2019.
Nel mondo del vino, “una delle sfide principali è individuare una regione dove sia possibile crescere senza compromettere la qualità”, prosegue Christin. “Se guardiamo alle Aoc (Appellation d’Origine Contrôlée) e alle principali aree vinicole, ci troviamo spesso di fronte a realtà molto frammentate, che non hanno le condizioni per scalare in modo significativo”. Inoltre, l’altra grande sfida “è trovare una categoria che offra margini di crescita in chiave premium, ovvero che si presti a una valorizzazione qualitativa del prodotto”. Questi due fattori sono alla base della decisione di Moët Hennessy di investire nel rosé della Provenza, regione che oggi produce circa 150 milioni di bottiglie all’anno, ovvero la metà rispetto allo champagne, che si attesta intorno ai 300 milioni. “E proprio nello Champagne abbiamo costruito la nostra leadership, accumulando una competenza che oggi mettiamo al servizio del rosé.”
L’Italia è un focus di investimento per il colosso del lusso. Nonostante i numeri siano ancora piccoli – secondo i dati Civp (organismo che monitora il rosé in Provenza), l’Italia importa circa 400mila bottiglie sulle oltre 70 milioni esportate – “il Belpaese è un mercato su cui vogliamo investire, vedendo anche quanto rappresenta per lo champagne”, continua Christin. “E siamo convinti che continuerà a crescere perché i consumatori cercano vini più freschi e leggeri e la vicinanza geografica ci aiuta molto a farci conoscere”. Insomma, “un giorno l’Italia sarà un mercato da mezzo milione di bottiglie di rosé della Provence”.
Tornando al primo semestre dei conti di Lmvh, considerando tutti i segmenti del numero uno del lusso, il gruppo ha archiviato, complessivamente, i primi sei mesi dell’anno sfiorando i 40 miliardi di euro di ricavi, in flessione del 4% a cambi correnti (-3% a valuta costante) rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Nello specifico delle divisioni merceologiche, il segmento Fashion & Leather Goods ha registrato una flessione dell’8% a cambi correnti (-7% a valuta costante), mentre si è limitato a un -1% il segmento Perfumes & Cosmetics, così come l’area Watches & Jewelry (entrambe flat a cambi costanti). Flat a cambi correnti e in crescita del 2% a valuta costante la sezione Selective Retailing (di cui fanno parte anche Le Bon Marché e Sephora).
