Dopo molteplici trimestrali in calo, Moët Hennessy, la divisione dedicata a wine & spirits di Lvmh che raccoglie brand quali Dom Pérignon, Ruinart e Belvedere, provvederà a ridurre il personale di circa il 10 per cento. La cifra equivale a 1.200 posti di lavoro su un totale di 9.400.
“Questa era un’organizzazione costruita per una dimensione di business molto più grande”, ha dichiarato Jean-Jacques Guiony, CEO di Moët Hennessy dallo scorso febbraio, riporta il Financial Times. “Le persone si rendono conto… che questo (la ripresa delle vendite) non accadrà tanto presto”.
Nel primo trimestre dell’anno la divisione ha infatti registrato vendite in flessione a 1,3 miliardi di euro (-8% a livello reported e -9% a livello organico), dopo un 2024 archiviato con un calo dei ricavi dell’11% su base reported (-8% a livello organico) a quota 5,86 miliardi di euro. Come sottolineato, sebbene i ricavi siano tornati ai livelli del 2019, i costi sono aumentati del 35% da allora.
Insieme al suo vice Alexandre Arnault, figlio del patron del gruppo Bernard Arnault, il manager ha comunicato che la riduzione del personale avverrà principalmente attraverso il naturale turnover e ricollocamenti in altre aree del gruppo, senza precisare un lasso temporale.
Arnault ha spiegato al personale che Lvmh ha vissuto diverse crisi nel corso degli anni, ma ciò che rende questa fase “particolarmente insolita” è il fatto che tutte le principali divisioni del gruppo si trovano in difficoltà allo stesso tempo. “Di solito, quando vini e liquori non vanno bene, la moda va meglio, o un’altra parte del gruppo compensa. In questo momento, le cose non stanno andando molto bene”.
La divisione wine & spirits è quella che ha registra il calo più importante dell’intero gruppo che ha archiviato il Q1 con vendite pari a 20,3 miliardi di euro, in calo del 2% (-3% a livello organico).
Secondo documenti interni visionati dal Financial Times, i piani di riduzione del personale in Moët Hennessy erano già in atto prima dell’arrivo dell’attuale management e già nella seconda metà del 2023 erano stati attivati blocchi alle assunzioni. In Cina, nel 2024, risultano essere già stati effettuati almeno 70 dei circa 100 tagli previsti.
