Dopo Glovo, anche Deliveroo è sotto accusa per caporalato. La procura di Milano, su richiesta del pm Paolo Storari, ha messo sotto controllo giudiziario Deliveroo Italy, acquisita lo scorso anno dalla multinazionale statunitense DoorDash, con l’accusa di sfruttare i ventimila rider in tutta Italia, fornendo una retribuzione sotto la soglia di povertà.
L’inchiesta, secondo quanto riportato da Reuters, ha esaminato le dichiarazioni di oltre 50 rider, rivelando una situazione complessa: la principale contestazione riguarda il fatto che, pur trattandosi di un lavoro dipendente sotto tutti gli aspetti, i rider non godono delle necessarie tutele, hanno stipendi molto bassi – che si attestano mediamente tra i tre e i quattro euro lordi per consegna – e non hanno coperture in caso di problemi legati alla salute. In aggiunta, i lavoratori hanno dichiarato di lavorare tra le 10 e le 17 ore al giorno, sette giorni su sette.
Nello specifico dell’indagine, i procuratori hanno nominato un amministratore giudiziario per supervisionare l’azienda al fine di regolarizzare i suoi lavoratori e monitorare il rispetto delle normative e delle condizioni lavorative.
Inoltre, come si legge su Il Fatto Quotidiano, la Procura di Milano ha emesso una richiesta di consegna documenti a società che hanno rapporti contrattuali con Deliveroo come, per esempio, McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga, Poke House, per esaminare se i loro modelli organizzativi siano adeguati a prevenire il reato di caporalato. Tra i documenti richiesti figurano gli organigrammi, i sistemi di controllo interni, i modelli 231, il registro delle segnalazioni Whistleblowing e l’attività di audit sulla gestione dei fornitori e l’esternalizzazione della produzione. La Procura, infatti, teme che modelli organizzativi insufficienti possano favorire indirettamente il caporalato, come già emerso in indagini recenti su vari brand della moda.