Innovazione, numeri e strategie della filiera del vetro per liquori e distillati, in un mercato che cerca nuovi equilibri. I player si orientano tra un approccio attendista e la scommessa sulla ripartenza.
Il mercato del beverage alcolico sta attraversando una fase di contrazione e secondo Iwsr gli spirits sono la categoria andata peggio nel 2025, mentre le ultime proiezioni non vedono un rimbalzo prima di cinque o sei anni. Ecco che, se il mondo spirits soffre, inevitabilmente anche il packaging ne risente. La filiera del vetro per liquori e distillati attraversa dunque una fase di prudenza, con gli ordini frenati dal rallentamento dei consumi e dalle incertezze geopolitiche (con impatto sull’energia). Eppure, se il contenuto fatica, il contenitore prova a riprendersi la scena e proprio in questa fase alcuni produttori scelgono di accelerare sull’innovazione con nuove linee dedicate, chiusure premium, espansioni internazionali.
Mercato frenato, Reis consolida
A lungo, la fascia alta del mercato risultava anticiclica e garantiva investimenti in design e innovazione che, per il packaging degli spirits, rappresentavano uno stimolo importante. Invece nel 2025, secondo i dati Iwsr, la fascia super-premium (oltre 100 dollari a bottiglia) ha registrato un crollo a valore del 15%, mentre nei volumi è scesa sotto il 10% del mercato globale: un segnale che la spinta verso la premiumizzazione ha rallentato o in alcuni casi si è invertita.
“Il segmento è abbastanza attanagliato e dal mercato non vengono grosse sorprese”, osserva Daniele Porcù, senior sales Italia di Reis Packaging Europe, una realtà che unisce design italiano e struttura produttiva tedesca per la quale il comparto spirits vale circa il 70% del fatturato. “C’è un po’ di attendismo, le incertezze politiche ed economiche non danno tranquillità a nessuno. Si attende che qualcosa cambi sul piano geopolitico per sviluppare nuovi progetti. Il nostro focus è la creazione di prodotti customizzati, sia per gli spirits che sul gourmet, ma la prudenza prevale in questo momento”. Accade così che i tre importanti progetti aperti a fine 2025 “sono stati tutti procrastinati perché in questo momento le aziende mantengono le forme storiche a catalogo, aspettando tempi migliori per rilanciare sui nuovi prodotti”.
D’altra parte, l’industria del vetro sconta una posizione di fragilità. “Gli aumenti dei costi energetici riguardano tutti ma sono poche le vetrerie produttrici che riescono a ribaltare i costi sul mercato. E questo perché si può andare a contrattare un aumento col cliente, ma se gli ordini sono limitati è come parlare al vento e si rischia anzi di far saltare quelli che ci sono. Per questo al momento li riassorbiamo tutti nella filiera”.
Sul fronte dei consumi, Porcù individua una tendenza verso l’aperitivo che ridisegna gli equilibri tra vino e spirits. “C’è una tenuta dei prodotti utilizzati nel pre-cena rispetto a quelli orientati al dopocena, perché la gente esce meno a mangiare e si concentra sull’aperitivo, tra spritz e cocktail. E le etichette dedicate all’aperitivo hanno spesso meno bisogno di lavoro sulla bottiglia e di investimenti sul packaging”.
Zignago Vetro vara una linea dedicata
A fronte di uno scenario complesso, si pone in ottica poco attendista Zignago Vetro – top player del vetro cavo di qualità (con fatturato di quasi 600 milioni) controllata dalla famiglia Marzotto – che ha scelto proprio questa fase per il suoi ingresso strutturato nel mondo spirits con una nuova gamma standard dedicata. Spirits Line si articola in sei tipologie di bottiglia e due caraffe dal design particolare inedito oltre a due stopper, con un tratto distintivo: la condivisione della stessa imboccatura tra i contenitori per consentire l’intercambiabilità dei tappi. “Abbiamo optato per la massima flessibilità nella scelta delle combinazioni”, precisa Nicolas Rougeron, category manager spirits. “Avevamo già una solida esperienza nel settore dei distillati grazie alla collaborazione con le case produttrici di cognac e whisky attraverso Verreries Brosses, entrata in Zignago Vetro nel 2002, però volevamo dare nuovo impulso alla categoria e ampliare la nostra offerta oltre la produzione semiautomatica”. Lo sviluppo di una linea standard di vetro extra-flint interamente prodotta in Francia è il primo passo per espandere il business dei distillati premium, per i quali è sempre possibile una ulteriore personalizzazione con seconde lavorazioni. Il manager non sembra propenso a drammatizzare il momento del mercato. “Complessivamente non lo consideriamo così negativo. È vero, il cognac sta soffrendo, ma abbiamo lanciato questa linea proprio per ampliare il nostro raggio d’azione a tutti i tipi di distillati (liquori, whisky, vodka, rum, gin, tequila). Oggi i brand osservano quali fornitori restano inerti in attesa di tempi migliori e quali invece sono proattivi. Se aspettiamo che le dinamiche di mercato cambino, non succederà nulla. Come fornitori, dobbiamo innovare e spingere la domanda. Credo che nei momenti difficili si creino nuove relazioni, mettendosi in posizione vantaggiosa quando il business ripartirà. E ora vediamo i primi segnali di ripresa”.
Se dunque oggi l’attività in Francia vede prevalere la profumeria (70%) sugli spirits (30%), l’obiettivo di lungo periodo sembra essere un ribilanciamento della proporzione.
Vinolok: chiusure d’autore e sostenibilità
Dalla Repubblica Ceca, Vinolok porta nel comparto spirits il focus sulle chiusure in vetro di alta gamma. L’azienda – che ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 16,6 milioni di euro – descrive una strategia di innovazione strettamente legata all’evoluzione del mercato premium dei distillati, con un’attenzione marcata a design, compatibilità e sostenibilità. “Il lancio più rilevante è la nuova Duet Collection, che combina l’eleganza del vetro con il calore del legno ed è stata premiata con l’If Design Award 2026”, riferisce Filippo Peroni general manager di Vinolok Italia, filiale operativa dalla scorsa primavera. Sul fronte dei prodotti in arrivo, l’azienda anticipa “lo sviluppo di nuove forme e soluzioni tecniche che si ispirano al mondo farmaceutico, fatta di linee minimaliste e dettagli raffinati”. La nuova collezione sarà lanciata a settembre 2026, ampliando la compatibilità con un numero maggiore di colli di bottiglia, spingendo sull’estetica, “perché la chiusura Vinolok aiuta nel comunicare al consumatore. Si lavora molto sul prodotto customizzato, che grazie al know-how della casa madre Preciosa siamo in grado di spingere sui colori (anche speciali), sulla scrittura in rilievo, sull’innesto di metalli, fino a realizzare delle piccole sculture. È così che il tappo diventa un gioiello, come quello realizzato per un torneo di golf in Francia che aveva una pallina riprodotta sulla chiusura”.
Se in termini di produzione il focus è sulla sostenibilità, la sfida è dunque spinta anche sulla customizzazione di 25 forme di chiusura con 14 opzioni di decorazione ad acqua intercambiabili. “Gli spirits, che oggi rappresentano il 20% del mercato Vinolok, soffrono meno di altri comparti – precisa Peroni – soprattutto se consideriamo i produttori di nicchia. Ci sono distillerie che propongono solo 500 pezzi, ma tutti personalizzati. Così, se i grandi produttori seguono i consumi tra alti e bassi, noto che il segmento premium è frammentato e però in crescita. E poiché hanno bisogno di differenziarsi e di valore aggiunto, Vinolok è un’ottima risposta”.
