Campari vola in Borsa mettendo a segno un incremento di circa 10 punti percentuali, sulla scia di una trimestrale che ha convinto il mercato, in particolare per la guidance per l’anno considerata ottimista. Il gruppo ha chiuso i nove mesi con ricavi in lieve crescita, ma sotto la spinta contrastata di cambi e dazi. Le vendite nette si sono attestate a 2,3 miliardi di euro, in aumento dell’1,5% a livello organico e dello 0,2% complessivamente, con un effetto perimetro positivo dell’1,1% – trainato dall’inclusione di Courvoisier – e un effetto cambio negativo del 2,4 per cento. Bene la marginalità: l’utile operativo rettificato (Ebit) nel periodo luglio-settembre, la stagione di punta per i suoi aperitivi, si è attestato sui 165,6 milioni di euro, al di sopra delle stime degli analisti di Visible Alpha, che prevedevano circa 150 milioni di euro, secondo quanto riportato da Reuters. Considerando, invece, i complessivi nove mesi, l’ebit rettificato è stato pari a 517 milioni di euro, in crescita dell’1,4% organicamente e del 3,6% su base totale, mentre l’ebitda rettificato ha raggiunto 626 milioni (+4,8% organico e +6,4% complessivo).
A livello geografico, le Americhe, che contano il 44% delle vendite, sono cresciute dell’1%, con gli Stati Uniti in leggero calo (-2%) ma in ripresa nel secondo (+3%) e nel terzo trimestre (+1 per cento). L’area Emea, che pesa per il 50%, segna un +2%, con l’Italia penalizzata dalla debolezza dell’on-trade ma sostenuta dagli altri spirits, mentre l’Asia-Pacifico ha registrato un incremento del 5%, trainato dall’Australia (+6%), dove Aperol (+15%) ed Espolòn (+12%) hanno consolidato la loro leadership.
Si ricorda, inoltre, che due settimane fa la joint venture realizzata tra Campari e Moët Hennessy ha venduto Tannico, la piattaforma italiana specializzata nella vendita online di vini, champagne e distillati al francese Castel-Vins. E “continuiamo a esplorare opportunità di ulteriori cessioni”, ha dichiarato il CEO Simon Hunt.
Tornando ai nove mesi, il colosso dell’aperitivo ha dichiarato che l’impatto dei dazi sulle sue vendite, stimato in circa 15 milioni di euro nel 2025, non è stato così grave come temuto e ha confermato le previsioni per l’intero esercizio, registrando al contempo un aumento del 4,4% delle vendite nette trimestrali comparabili. “Rimaniamo pienamente fiduciosi nella capacità del gruppo di garantire una crescita duratura nel lungo termine e di proseguire nel percorso di riduzione della leva finanziaria”, conclude Hunt. Il margine lordo “è atteso beneficiare della crescita delle vendite nette, di un mix di vendita favorevole trainato da aperitivi, tequila e dalla premiumizzazione del portafoglio, nonché dalle efficienze sul costo del venduto”.
