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La tempesta nella tazzina: il futuro del caffè in Italia

La tempesta nella tazzina: il futuro del caffè in Italia

by Giambattista Marchetto
27 Febbraio 2025

Incrementi inauditi della materia prima nel 2023 e 2024, tra crisi climatica, logistica e speculazione, hanno costretto i torrefattori italiani a “bruciare” marginalità per non stroncare la filiera. Si punta sulla qualità, ma l’espresso al bar ne risente.

Aumenti record delle materie prime, con i future dell’Arabica che a dicembre hanno superato i 3,35 dollari per libbra all’Ice di New York (massimo storico dal 1977). A questo si aggiungono nuove restrizioni alla deforestazione, una logistica internazionale in crisi (complicata dagli scenari bellici in Medio Oriente) e un quadro economico globale poco brillante. Ecco in sintesi la tempesta nella tazzina che sta mettendo in difficoltà l’universo caffè, anche nell’Italia considerata patria di alcuni tra i più importanti torrefattori su scala mondiale.

Materie prime alle stelle

La crisi non è cosa degli ultimi mesi, ma arretra con le radici al 2023. “È stato un anno particolarmente complesso – ricorda Alessandro Spadola, CEO di Caffè Moak – a causa dell’aumento dei costi delle materie prime. Da giugno 2023 i prezzi hanno iniziato a crescere in modo significativo, raggiungendo livelli record: il costo della Robusta ha toccato un massimo storico, mentre l’Arabica ha superato il secondo record storico del 1977. Questo trend ha costretto l’industria del caffè ad applicare frequenti aumenti dei listini, un’operazione complicata in un mercato tradizionalmente stabile, dove le torrefazioni non effettuano aumenti annuali ma solo in situazioni eccezionali come questa”. E se gli ingranaggi della logistica erano già inceppati nel post-Covid, la situazione è stata aggravata dalla guerra in Israele e dagli attacchi degli Huthi yemeniti nel canale di Suez. “Questo ha rallentato significativamente i trasporti globali, creando disagi nell’approvvigionamento. Inoltre, i costi di trasporto sono praticamente raddoppiati, penalizzando ulteriormente le marginalità delle aziende”.

“L’aumento dei costi della materia prima – rimarca Cristina Scocchia, CEO di Illycaffè – sta mettendo sotto pressione l’intera filiera. Il prezzo del caffè verde è rimasto stabile intorno ai 100-130 centesimi tra il 2015 e il 2021, ora siamo arrivati a superare i 330 cents per libbra. L’anno scorso abbiamo avuto un incremento dei costi operativi legati alla materia prima del 13% che abbiamo interamente assorbito, ma quest’anno, a fronte di un ulteriore significativo aumento, abbiamo deciso di alzare i prezzi di circa il 4 per cento”. 

Tra le cause principali, il susseguirsi di eventi climatici estremi (siccità e piogge torrenziali) che si sono alternati riducendo i raccolti, ma anche le problematiche logistiche. “Non poter attraversare il canale di Suez e dover circumnavigare l’Africa significa avere container che consegnano mediamente con 20 giorni in più e un conseguente aumento dei costi”, precisa la manager. E aggiunge: “Ultimo (ma non ultimo) pesano le speculazioni finanziarie”.

Un punto su cui convergono diverse opinioni. “L’impennata iniziata nel post-Covid sembra inarrestabile – evidenzia Francesco Giordano, general manager Caffè Trucillo – aggravata prima dall’esplosione dei costi energetici e poi dalle complicazioni logistiche. Eppure la crisi su Suez, che ha pure impattato sulle scorte di alcuni torrefattori, a un certo punto avrebbe dovuto normalizzarsi. Al contrario, invece di normalizzarsi, la crisi di Suez ha innescato una speculazione sulle quotazioni del caffè, aggravata dalla periodica gelata in Brasile. Il risultato? Nel 2024 i prezzi hanno toccato livelli che non si vedevano da quarant’anni”.

Marginare o non marginare?

I continui rincari non consentono a nessun torrefattore di trasferire completamente l’aumento dei costi sui listini. “Questo scenario ha ridotto in modo significativo le marginalità aziendali – aggiunge Spadola di Moak – con alcune realtà che sono addirittura in negativo. Per l’intero settore del caffè, la sostenibilità economica è diventata una sfida sempre più ardua”. Tutti i torrefattori hanno dovuto correre ai ripari e aumentare i prezzi, “perché tra il 2023 e il 2024 l’impatto sulla marginalità è stato tale da costringerci a vendere al costo per non perdere quote di mercato”, ammette Antonia Trucillo. “Abbiamo bruciato marginalità, ma per fortuna Trucillo è un’azienda solida finanziariamente e con uno stock in grado di mitigare gli impatti. Però a un certo punto diventa inevitabile scaricare parte del peso sulla filiera”. Le criticità spingono in effetti a sviluppare una catena di approvvigionamento sempre più resiliente, come sottolinea l’AD di Julius Meinl Italia, Andreas Hosp. “Come azienda familiare con oltre 160 anni di storia, concentrarsi unicamente sulla redditività immediata sarebbe una strategia miope”, spiega. “Per questo investiamo in partnership solide con i fornitori, sostenendoli nel miglioramento della redditività e della produttività. Questo approccio ci consente di garantire qualità costante e sostenibilità in un periodo di volatilità crescente. E stiamo progredendo verso l’obiettivo di un approvvigionamento al 100% di caffè selezionato in modo responsabile entro la fine del 2025”. 

Impatto inevitabile sulla tazzina

Nonostante Illycaffè e altri competitor abbiano deciso di assorbire questo fardello limando la marginalità e trasferendolo solo in parte sul mercato, inevitabilmente “questo si è tradotto in un costo della tazzina al bar in aumento del 15%”, chiosa la CEO Scocchia.

Un impatto che Spadola di Moak definisce “più che giusto”, perché il barista ha subito rincari dalla torrefazione, ma anche su altre materie prime e sull’energia elettrica. “Un mancato aumento di listino mette a rischio la marginalità – precisa – e un’altra importante sfida per i baristi è offrire prodotti di qualità e mantenere un buon livello di servizio”.

Gli aumenti sulla tazzina dell’espresso, che diventano eclatanti per la capillarità della diffusione e del consumo, secondo Antonia Trucillo non rispecchiano lo stato attuale dei mercati. “Si polemizza sul prezzo del caffè al bar – osserva – ma se l’espresso è un simbolo nazionale lo è anche la pizza, che non costa 5 euro come un tempo perché c’è grande ricerca su ingredienti e lavorazioni”.

Il focus si sposta allora sulla qualità del prodotto, per cui non si può scendere sotto una certa soglia. “Chi punta sulla qualità e sulla tecnologia ha maggiori difese – spiega il GM Giordano – anche in un mercato come quello italiano inquinato dalla tendenza delle torrefazioni a concentrarsi sui servizi finanziari nel fuori casa. Questo ha frenato il processo verso la qualità visto in altri settori del made in Italy (dalla pizza al Parmigiano alla pasta), ma paradossalmente con gli ultimi aumenti non conviene più la qualità bassa perché ormai costa come quella media. Ecco che forse la speculazione aiuterà la qualità più della cultura del consumatore”.

Consumatore e qualità

La cultura del consumatore è appunto uno dei nodi fondamentali. “Per noi italiani bere un buon caffè al bar è un gesto culturale e sociale importante che vogliamo preservare – osserva Scocchia – ma rimaniamo il Paese in cui costa meno e, con questi incrementi della materia prima, è probabile che la tazzina aumenti. Diventa quindi essenziale educare le persone sul valore e sulle dinamiche di filiera”. Su questo Illycaffè investe da anni, anche attraverso l’Università del Caffè, così come Moak sottolinea la costante attenzione alla formazione dei baristi. Più ottimista Hosp di Julius Meinl, secondo cui “negli ultimi 15 anni abbiamo assistito a una crescita straordinaria della cultura del caffè tra i consumatori e tra i clienti Horeca grazie a progressi tecnologici, diffusione degli specialty ed esperienze educative. In un contesto di aumenti la consapevolezza dei consumatori è fondamentale”.

Nonostante le criticità, anche Carolina Vergnano, CEO di Caffè Vergnano, guarda alla tazzina mezza piena. “Questa situazione ci spinge a riflettere su come innovare e migliorare  sia nella gestione della filiera che nella relazione con i nostri clienti. Il mondo del caffè sta vivendo una fase di grande trasformazione, i trend attuali ci mostrano un consumatore sempre più attento alla qualità, alla sostenibilità e all’origine del prodotto. Il caffè non è più solo una bevanda, ma è sempre più un’esperienza. Guardando al futuro, sono ottimista: vedo un settore capace di evolversi e di rispondere alle esigenze di un mercato in cambiamento, investendo in formazione e ricerca”.

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