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Le città si ‘tutelano’ dalla ristorazione con norme ad hoc

Credits to Amine (Pexels)

Le città si ‘tutelano’ dalla ristorazione con norme ad hoc

by Giorgia Dallasio
7 Ottobre 2024

Nelle principali città italiane continuano ad emergere regolamenti volti a limitare le attività di ristorazione. Solo a Firenze, la scorsa settimana, il Comune ha annunciato di voler estendere il divieto di aprire nuove attività di somministrazione e commercio di alimenti e bevande anche fuori dall’area Unesco, centro storico già soggetto a restrizioni grazie al regolamento dell’agenzia delle Nazioni Unite e all’ex sindaco Dario Nardella. I nuovi divieti, infatti, secondo quanto riporta La Nazione, riguarderanno altre aree della città – a partire da via Gioberti – e implicheranno uno stop alle nuove licenze per bar, ristoranti, minimarket e kebabbari, frutto di un piano in collaborazione con le associazioni di categoria (Confesercenti, Confcommercio, Confartigianato e Cna) e l’assessore allo Sviluppo economico e Turismo Jacopo Vicini.

L’approvazione finale del piano, attesa entro novembre, mette in luce l’obiettivo del Comune di evitare che l’offerta di queste strade diventi esclusivamente legata al cibo, come accaduto in passato per il centro storico, e di preservare la diversità economica tutelando residenti e commercianti storici.

Anche a Milano il Comune è in fermento sulla questione ristorazione. Dopo l’ordinanza sindacale proposta ad aprile scorso riguardo al divieto di vendita e somministrazione per asporto, il 19 agosto sono entrate in vigore nuove regole riguardanti l’apertura vera e propria di attività di ristorazione in specifiche aree tutelate, dove l’afflusso di persone, soprattutto nelle ore notturne, è molto alto e dove è presente un’alta concentrazione di pubblici esercizi, determinando problemi di pubblica sicurezza e sull’impatto acustico.

Nello specifico, se prima dell’ultima normativa una nuova attività doveva solo presentare una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) per l’apertura di nuovi bar, ristoranti o store per prodotti alimentari artigianali destinati al consumo sul posto, ora nelle aree tutelate sarà necessaria anche un’autorizzazione comunale. Infatti, verrà valutata ogni richiesta in base a criteri qualitativi legati al contesto urbano e alla qualità del servizio, dove le zone interessate saranno suddivise in ‘zone da sottoporre a tutela’ e ‘zone da sottoporre a elevata tutela’, la cui classificazione verrà aggiornata ogni due anni.

“È fondamentale capire che, per aprire attività di ristorazione o vendita di prodotti alimentari artigianali in queste zone, non è più possibile operare all’ultimo minuto, presentando una Scia il giorno prima e aprendo subito dopo”, spiegano gli avvocati Thomas Mambrini e Pietro Minaudo dello studio legale Cocuzza. “Ora è necessario richiedere almeno 45 giorni prima un’autorizzazione commerciale e, solo una volta ottenuta, si potrà procedere con l’apertura dell’attività. Pertanto, le considerazioni preliminari da fare diventano più complesse, soprattutto per quanto riguarda la pianificazione e organizzazione dell’attività”.

Nel regolamento, in particolare, “sono escluse tutte quelle che sono attività di somministrazione che sono accessorie ad altre attività”, continuano gli avvocati. Ad esempio, “se, oltre alla somministrazione, è esercitata in un locale un’attività principale di discoteca, teatro o di intrattenimento notturno, non si applica la normativa”. La nuova regolamentazione “punta a garantire trasparenza e, auspichiamo, rapidità nel rilascio delle autorizzazioni, assicurando che il nuovo regime autorizzativo non limiti la concorrenza”, concludono.

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