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Pomodoro e birra? Mutti tratta con Ab Inbev

La gamma dei rossi prodotta da Poderi Luigi Einaudi

Einaudi in Cina, al via un piano di wine bar

by Andrea Guolo
7 Novembre 2016

L’accordo stretto con un partner cinese apre ai vini piemontesi di Poderi Luigi Einaudi la strada dei wine bar in Cina. Il primo locale con brand aziendale e claim ‘The president wine’, che richiama l’origine dell’azienda fondata dall’economista Luigi Einaudi (primo presidente della Repubblica democraticamente eletto nel 1948), sarà inaugurato tra circa un mese a Dalian, città nel nordest da 6,2 milioni di abitanti. Otto nuove aperture sono previste nel corso del 2017 in altrettanti mall situati in città di prima fascia e inseriti all’interno di un progetto che vede l’azienda di Dogliani (Cuneo), amministrata da Matteo Sardagna Einaudi, come unica realtà italiana scelta dalla controparte asiatica in un portfolio di brand nobili del vino e degli spirits, tra cui compaiono i francesi Château Petrus, Meo Camuzet, Château Mouton Rothschild e gli australiani di Penfolds.

“Per noi – spiega a Pambianco Wine Matteo Sardagna Einaudi, pronipote dell’illustre fondatore e quarta generazione dell’azienda – è un progetto importante, nel quale entriamo a braccetto con i francesi e gli australiani, e che ci permetterà di essere ancora più visibili in un nostro mercato forte. Oggi la Cina assorbe circa 40 mila bottiglie su una produzione totale di 350 mila. Vendiamo a prezzi superiori anche a quelli applicati negli Usa”.

“In Cina – aggiunge poi l’amministratore di Poderi Luigi Einaudi – siamo presenti con una rete di 28 distributori. I vini più apprezzati sono Moscato d’Asti, Langhe rosso e Barbera, mentre con il Dolcetto facciamo fatica. Il Barolo sta invece iniziando a essere apprezzato”.

Proprio il più nobile dei vini piemontesi è al centro della strategia di espansione della società, che ha recentemente acquisito quattro ettari di terreno vitato nella sottozona Dardi di Bussia, per un investimento complessivo di sei milioni di euro, pari a oltre il doppio del suo fatturato 2015 (chiuso a circa 2,5 milioni di euro). Einaudi ha poi tentato di acquisire altri due ettari di terreno confinante, ma il prezzo richiesto dal proprietario, sei milioni di euro, si è rivelato eccessivo. “Le cose sono due: o abbiamo fatto l’affare noi oppure la richiesta era fuori da ogni logica” afferma Sardagna Einaudi, che non si perde d’animo e punta a trovare altri terreni tra La Morra, Serralunga d’Alba o Castiglione Falletto, per realizzare grandi cru di Barolo sempre più apprezzati anche all’estero. Tra i principali mercati di destinazione, oltre alla Cina, spiccano gli Usa e una sorprendente Danimarca, che assorbe circa 30 mila bottiglie l’anno di vini a marchio Luigi Einaudi.

L’altro fronte degli investimenti riguarda l’ospitalità, già seguita nella sede centrale di Dogliani con un resort vista colline, arricchito da una suggestiva piscina a forma di bottiglia, le cui nove stanze sono già sostanzialmente piene per tutto il 2017 e che offre anche un servizio molto richiesto di private chef. “Abbiamo 12 cascine di proprietà sui nostri terreni… Le recupereremo pian piano, partendo da una struttura a Cannubi che vorremmo trasformare in zona degustazione” conclude l’imprenditore.

 

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