In franchising o in gestione diretta, l’importante è espandersi. La basket company Spoon Brands, parte di Spoon Holding, ha un business plan ambizioso, costellato da oltre 50 aperture solo nel 2026 e un fatturato intorno ai 60 milioni di euro. L’amministratore delegato Corrado Cagnola ha raccontato a Pambianco Wine&Food i prossimi progetti di espansione e la struttura della società, che oggi conta quattro marchi in portfolio: la divisione di Kfc Italia, Milos Greek Food, Antica Focacceria San Francesco e la catena di pizzerie di Rossopomodoro. E ha un obiettivo ben preciso: diventare la più grande basket company italiana, operativa sia in Italia sia all’estero.
Come nasce Spoon Brands e come si evolve negli anni?
Spoon Brands nasce nel 2023 da un’idea mia e dei due investitori Iverna Holdings ed Essebi. Il nostro primo passo è stato entrare con il modello di master franchisee nel marchio Kfc (Kentucky Fried Chicken), presente in Italia da circa dieci anni solo in franchising. Abbiamo subito compreso che sarebbe stato più efficace sviluppare il marchio anche attraverso una gestione diretta dei locali, e quindi, in accordo con la corporation americana, abbiamo realizzato questo modello, diventato poi trampolino di lancio di Spoon Brands. Fin dall’inizio, però, l’obiettivo era costruire un gruppo multibrand, arrivando progressivamente ad aggiungere altri tre marchi al nostro portfolio: Milos Greek Food, Antica Focacceria San Francesco e Rossopomodoro.
Com’è strutturato oggi l’azionariato di Spoon Brands?
Le quote di Spoon Brands sono ripartite tra i tre principali investitori: i due maggiori azionisti, Iverna ed Essebi, detengono ciascuno il 45%, mentre il restante 10% è in capo a una società di mia proprietà. In definitiva non abbiamo un approccio da private equity: il nostro obiettivo non è una exit a stretto giro, ma un investimento a lungo termine, con la volontà di accompagnare lo sviluppo del gruppo nel tempo.
Qual è il modello di collaborazione con Kfc?
Noi rappresentiamo la corporation americana in Italia. Nello specifico, paghiamo delle fee alla corporation, che in cambio ci riconosce due elementi: una cifra fissa che copre i nostri costi e un incentivo legato all’andamento del business e alle performance operative. Grazie a questo contratto, abbiamo potuto crescere rapidamente e consolidare la nostra presenza sul mercato.
Dopodiché avete inserito Milos Greek Food…
Sì, dopo Kfc il primo marchio aggiunto è stato Milos Greek Food, un format di street food greco nato dall’idea dell’imprenditore Yousef Sharafi e sua moglie Giorgia Silenzi, che abbiamo sostenuto fin dall’inizio. A maggio dell’anno scorso abbiamo aperto la prima location a Roma e, ad oggi, ne abbiamo sette, con l’obiettivo di aprirne altre 15. Attualmente tutti i locali sono in gestione diretta, e prevediamo di aprire in franchising solo quando avremo consolidato il modello di business. In termini di quote, noi deteniamo il 60%, mentre la restante partecipazione è in mano ad altri azionisti, tra cui Sharafi.
Come funziona la collaborazione con Cirfood per Antica Focacceria San Francesco?
A luglio scorso, insieme a Cirfood Retail, abbiamo dato vita a una joint venture volta allo sviluppo del marchio, attraverso cui abbiamo preso il 60% delle quote (mentre il 40% è rimasto nelle mani di Cirfood Retail). Siamo lieti di continuare a collaborare con loro, perchè, essendo entrambi soci industriali, riusciamo a sviluppare sinergie importanti e ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda. Inoltre, è sempre un vantaggio mantenere nell’azionariato il soggetto che ha creato il marchio, o che ne ha seguito la gestione, per operare in maniera più efficace.
Qual è il prossimo piano di aperture per Antica Focacceria San Francesco?
Insieme a Cirfood abbiamo pianificato lo sviluppo di sei nuove aperture nel corso di quest’anno e di un format sperimentale già inaugurato a Palermo. Si tratta di un progetto che definirei ibrido, poiché combina un servizio più rapido rispetto a quello tradizionale al tavolo insieme ad un’offerta di gastronomia. Anche in questo caso, l’obiettivo è sviluppare una proposta più vicina al fast food che, in accordo con Cirfood, intendiamo ampliare in maniera significativa. Oltre ad aperture su Milano e Roma, stiamo valutando opportunità all’estero, perché sui mercati internazionali il format comunica in modo universale attraverso l’italianità della cucina.
L’ultima new entry in portfolio è Rossopomodoro. Quali sono gli sviluppi con questo marchio?
Siamo entrati in Rossopomodoro a ottobre dello scorso anno, acquisendo una quota di minoranza del 45% – con accordi già siglati per salire successivamente oltre il 50% – dal fondo britannico OpCapita. In questi sette mesi in cui siamo stati parte del progetto Rossopomodoro abbiamo trovato un marchio eccezionale e percepito positivamente, con un team di persone estremamente appassionate e un prodotto di alto livello. Presente sia in Italia che all’estero, la società ha una rete che combina gestione diretta e franchising: la base è già solida, il che ci permette di concentrarci sullo sviluppo senza dover reinventare nulla. In particolare prevediamo, nel corso dell’anno, una quindicina di aperture sia sul mercato nazionale che internazionale, nei centri commerciali e nel canale travel.
Avete in programma nuove acquisizioni?
Attualmente il nostro obiettivo è continuare a sviluppare i marchi già presenti nel nostro portfolio, con l’idea di aggiungerne eventualmente uno o due, sempre verticali nel settore food. La nostra ambizione è portare i marchi nazionali all’estero diventando la prima scelta per chi desidera espandersi fuori confine. Per ora non abbiamo intenzione di diversificare l’offerta in altri settori: la ristorazione resta il cuore del gruppo e continuerà a esserlo. Parallelamente, abbiamo creato Spoon Design, una struttura interna che offre supporto nella progettazione e nella direzione dei lavori per le nuove aperture.
Qual è il fatturato di Spoon Brands?
Considerando i ricavi generati dai locali gestiti direttamente da noi, il fatturato si attesta intorno ai 60 milioni di euro. Nello specifico per il 2026, prevediamo di raggiungere otto milioni di euro per Antica Focacceria S. Francesco; 44 milioni di euro per Kfc, oltre sei milioni di euro per Milos e circa 930mila euro per Rossopomodoro. Per quanto riguarda, invece, il giro d’affari complessivo dei quattro brand, inclusi franchising e gestione diretta, questo si attesta tra i 350 e i 400 milioni di euro.
Come vedete lo sviluppo del gruppo nei prossimi cinque anni?
Puntiamo a diventare la più grande basket company italiana, operativa sia in Italia sia all’estero. Attualmente, nel mondo ci sono molte opportunità di stampo nazionale, ma poche realtà italiane hanno portato i propri brand all’estero in maniera strutturata. Il nostro obiettivo è colmare questo spazio.
