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L’Europa si apre al Mercosur, ma servono più garanzie

Ph. Unsplash

L’Europa si apre al Mercosur, ma servono più garanzie

L’accordo commerciale bilaterale tra Unione Europea e Sud America crea nuove opportunità per il food&beverage italiano, ma sono necessarie clausole di salvaguardia a tutela del mercato domestico.

by Giorgia Dallasio
30 Aprile 2026

Con l’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti, l’Unione Europea ha iniziato a rivedere le proprie alleanze commerciali e a guardarsi intorno. Una delle trattative sul tavolo da maggiore tempo è quella con il Mercosur, blocco sudamericano istituito nel 1991, i cui membri ufficiali sono Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay (l’adesione del Venezuela è stata sospesa nel 2017, mentre la Bolivia è in attesa di entrare a tutti gli effetti). Questi player costituiscono la sesta economia più grande del mondo, con una popolazione totale di 270 milioni di persone. Decisamente uno sbocco significativo per l’Europa, che, dopo diversi anni di negoziati con quest’area sudamericana, a gennaio 2026 ha firmato gli accordi di libero scambio.

L’intesa entra in vigore provvisoriamente

Entrando nei termini del partenariato, questo prevede l’eliminazione o la riduzione dei dazi sul 91% delle esportazioni Ue verso il Mercosur, tra cui cioccolato, alcolici e vino, e sul 92% di quelle sudamericane verso l’Europa, tra cui carne bovina, pollame e zucchero. Il sodalizio potrebbe portare a registrare un incremento nell’export di prodotti agricoli europei di quasi il 50% e, nel complesso, circa 50 miliardi di euro entro il 2040. Attualmente l’alleanza è in fase di approvazione da parte del Parlamento europeo, ma nelle ultime settimane la Commissione europea ha ricevuto il via libera per procedere con un’applicazione provvisoria. Dunque, dal 1° maggio 2026 entrano in vigore le parti commerciali del patto come la riduzione dei dazi, permettendo alle imprese di iniziare già a beneficiare di minori barriere (altre parti come investimenti o norme ambientali rimangono sospese fino alla ratifica ufficiale).

Non tutti sono d’accordo

Tuttavia, non tutti i Paesi coinvolti hanno reagito positivamente all’accordo. Il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento europeo “stanno discutendo per una formalizzazione più giuridica del partenariato e l’oggetto principale di queste discussioni riguarda le clausole di salvaguardia”, ha dichiarato a Pambianco Wine&Food Magazine Christian Di Mauro, partner di Hogan Lovells Italia, studio legale internazionale con oltre 35 uffici in tutto il mondo, che offre consulenza e assistenza legale a società, istituzioni finanziarie e organizzazioni governative. Facciamo un passo indietro. L’abbattimento dei dazi “inevitabilmente andrà ad incrementare i flussi di prodotti agroalimentari importati in Italia dal Mercosur”, che già oggi si attestano sui 3,5 miliardi di euro, contro le esportazioni che raggiungono ‘solo’ quota 478 milioni di euro. E questo aumento di importazioni, considerando che i Paesi sudamericani utilizzano un impianto regolatorio molto più semplificato e meno stringente in termini di standard sanitari, preoccupa il settore domestico. “Potrebbero verificarsi squilibri sul mercato europeo soprattutto per quanto riguarda i prodotti ‘sensibili’(come carne bovina, pollame, riso, miele, uova, aglio, etanolo e zucchero, ndr), che risultano anche più attrattivi per i costi notevolmente più bassi”, continua Di Mauro. Dunque, per rassicurare l’Europa, le istituzioni hanno previsto l’introduzione di clausole di salvaguardia per cui si potrà avviare un’indagine ogni qualvolta le importazioni di queste categorie aumentino del 5% in volume o i prezzi all’ingresso diminuiscano del 5%. Ma le preoccupazioni rimangono, come sostiene Sandro Cobror, direttore di Assodistil, l’associazione nazionale dei distillatori italiani: “Il partenariato include una quota import di 650mila tonnellate di etanolo con 450mila tonnellate a dazio zero per uso industriale (chimico) – pari a circa il 50% del consumo totale della Ue in questo settore – e 200mila tonnellate a dazio agevolato per altri usi”. Il rischio è che “l’alcol importato dai Paesi Mercosur, senza adeguati controlli, possa finire anche in settori diversi da quello industriale mettendo in seria difficoltà la produzione nazionale. Per questo Assodistil ritiene necessaria l’attivazione di chiare e solide clausole di salvaguardia nel caso le importazioni arrechino un danno documentato ai produttori europei”. Si rischia, inoltre, “di andare incontro a forme di utilizzo ingannevole di packaging che richiamino all’italianità, con effetti distorsivi della concorrenza tra le aziende italiane e quelle del Sud America”, conclude Di Mauro.

Un’opportunità per vino e spirits

Clausole a parte, dal punto di vista dell’export, per l’Italia, il Mercosur ha grandi potenzialità. “Ci sono vere opportunità per il settore agroalimentare – dichiara Paolo Mascarino, presidente Federalimentare -, il cui export, come successo con il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada, potrebbe raddoppiare passando da 400 a 800 milioni di euro”. Le opportunità si riflettono anche nel segmento del beverage (nonostante questo rappresenti solo il 12,8% delle esportazioni considerate) e, più in particolare, nel vino.

Ad esempio, in Brasile, che copre l’80% dei flussi commerciali del Mercosur, il dato di importazione totale di vino sfiora i 500 milioni di euro all’anno, con la quota italiana che però si limita a soli 40 milioni, lasciando spazio a significativi incrementi. Incrementi che sono già in moto, considerando che nel 2025, tra le esportazioni totali di vino italiano, l’unico Paese ad essere cresciuto è stato il Brasile, a +3,8%. Il principale ostacolo sono le barriere tariffarie: “Oggi i vini destinati al Brasile – sottolinea il presidente di Unione italiana vini (Uiv) Lamberto Frescobaldi – subiscono rincari fino al 27% per i fermi e al 35% per gli spumanti a causa dei dazi all’importazione. Proprio una progressiva eliminazione nell’arco dei prossimi otto anni potrebbe incidere sulla competitività delle imprese”. Imprese che devono focalizzarsi “su un maggiore coinvolgimento dei consumatori, ad oggi ancora basso”, aggiunge Giacomo Ponti, presidente di Federvini. “Dobbiamo lavorare molto sulla nostra penetrazione e prendere in considerazione le grandi città come Rio de Janeiro, che ospitano un turismo e un’offerta di cucina internazionali, volàno per farci conoscere meglio”.

È necessario anche il supporto delle attività consortili. Attualmente, “abbiamo in corso di approvazione un programma triennale di promozione in Brasile”, ha commentato Carlotta Gori, direttrice del Consorzio del Vino Chianti Classico. Il Paese “ha una comunità italiana molto radicata e anche la nostra ristorazione è in crescita, elementi che possono sicuramente aiutarci a diffondere il nostro vino”. Al momento, “i grandi limiti sono rappresentati non solo dai dazi, ma anche dall’apparato burocratico complesso, soprattutto per le piccole e medie imprese che caratterizzano la nostra denominazione. Ci auguriamo un miglioramento anche di questi oneri di sistema, per farci strada in questa piazza”.

Nonostante la burocrazia, il potenziale del Mercosur interessa anche ai distillati nazionali. Sul territorio sono presenti aziende italiane che “operano da tempo grazie anche alle comunità radicate”, conclude il direttore di Assodistil. Attraverso il lavoro di promozione che svolgerà il Consorzio nazionale Grappa, recentemente riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, “siamo certi che il Mercosur rappresenterà un mercato in crescita per il distillato”. Questi prodotti di bandiera “coprono una nicchia e in quanto tale è naturalmente destinata a un posizionamento premium, con tutte le inevitabili difficoltà che questo comporta”.

In conclusione, il flusso commerciale tra Europa – e Italia nello specifico – e Mercosur può portare sul tavolo una costellazione di opportunità, tuttavia è fondamentale garantire che vengano rispettate clausole di salvaguardia adeguate, in grado di tutelare le imprese europee, sia in ambito sanitario che concorrenziale. Questa alleanza potrebbe rivelarsi un trampolino di lancio per l’industria agroalimentare italiana, ma anche un percorso ad ostacoli.

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