Lo scorso anno l’export agroalimentare italiano ha registrato un record da 73 miliardi di euro, con un incremento del 5% sul 2024. Secondo l’analisi effettuata da Coldiretti, su dati Istat, la Germania rimane al primo posto con un valore di 11,2 miliardi di euro, mentre la Francia scavalca gli Stati Uniti al secondo posto con 7,9 miliardi di euro.
Sul Paese a stelle e strisce, che si posiziona terzo, “sono pesati i dazi imposti dal presidente Donald Trump, che, nel bilancio complessivo, costano l’azzeramento della crescita registrata negli anni scorsi e un calo del 5%, chiudendo a 7,5 miliardi”, si legge in una nota. Al quarto posto si posiziona la Gran Bretagna, con 4,9 miliardi. Spostandosi verso est, risulta in crescita l’export in Cina, con oltre 670 milioni di euro, mentre è stabile quello in Russia, con 680 milioni, “che risente comunque di embargo e sanzioni”.
Secondo Coldiretti entro il 20230 l’Italia potrebbe raggiungere i 100 miliardi di euro. Il primo passo “deve essere l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine a livello europeo per ciascuno Stato membro e la modifica dell’attuale codice doganale”. In parallelo, è necessario intervenire sui ritardi infrastrutturali, “che penalizzano l’agroalimentare italiano con costi annui di nove miliardi secondo il Centro Studi Divulga“. Rispetto ad altri Paesi “persiste infatti un grave gap logistico: sbloccare le opere migliorerebbe i collegamenti tra nord e sud, oltre ai traffici marittimi e ferroviari internazionali, grazie a una rete integrata di aeroporti, treni ad alta velocità e cargo”.
Un altro passpartout potrebbe arrivare nei prossimi anni dai due accordi internazionali attualmente ancora in fase di approvazione: il partenariato Ue-India, che dovrebbe raddoppiare l’export dell’Ue verso l’India entro il 2032, e l’accordo con il Mercosur, che porterebbe all’eliminazione progressiva dei dazi su oltre il 90% delle merci provenienti dal mercato sudamericano, in particolare da Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay.
