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Accordo Ue-India: dal vino all’olio, dazi più che dimezzati sull’export

Ph: sito ufficiale Unione Europea

Accordo Ue-India: dal vino all’olio, dazi più che dimezzati sull’export

by Redazione
29 Gennaio 2026

Il partenariato Ue-India, firmato ieri a Nuova Delhi, rappresenta “il più grande accordo di libero scambio storico mai concluso da entrambe le parti”, si legge sulla fonte ufficiale europea. Questo accordo, negoziato sin dal 2007 e rilanciato nel 2022, dovrebbe raddoppiare l’export dell’Ue verso l’India entro il 2032, eliminando o riducendo i dazi sul 96,6% delle esportazioni di beni.

Considerando nello specifico il settore agroalimentare, i dazi indiani sui vini verranno progressivamente ridotti dal 150% fino al 20% per alcune tipologie di vino; quelli sull’olio d’oliva scenderanno dal 45% allo 0% in cinque anni; mentre i prodotti agricoli trasformati come pane e dolciumi vedranno eliminati i dazi, che ora arrivano fino al 50%. Sono stati esclusi dall’accordo i settori agricoli “sensibili” come carne bovina, pollo, riso e zucchero. Parallelamente, ci sono negoziazioni in corso sulle Indicazioni Geografiche, “che aiuteranno i tradizionali prodotti agricoli europei iconici a vendere di più in India, rimuovendo la concorrenza sleale sotto forma di imitazioni”.

Il settore vitivinicolo italiano ha reagito positivamente a questo accordo. Il vino tricolore “ha estremo bisogno di politiche commerciali aperte per diversificare maggiormente un raggio di azione ancora limitato se si considera che il 60% del proprio export è concentrato in soli cinque Paesi”, ha dichiarato Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini (Uiv). Questo accordo, come quello con il Mercosur – per cui auspichiamo l’applicazione provvisoria – è perciò importante e dimostra l’importanza della diplomazia del business”. In termini di esportazioni vinicole italiane, pari nel complesso a circa otto miliardi di euro, l’export verso l’India si è fermato a soli 2,6 milioni di euro “principalmente – spiega Uiv – a causa di un dazio del 150% che ha fortemente limitato l’accesso al mercato”.

La riduzione progressiva dei dazi, che scenderanno fino al 20-30% nell’arco di sette anni, “restituisce finalmente competitività ai nostri prodotti”, conferma anche Giacomo Ponti, il presidente di Federvini. In uno scenario internazionale segnato da instabilità e necessità di diversificazione, “l’apertura dell’India costituisce una direttrice di crescita strategica per la resilienza della nostra filiera.”  In particolare, l’intesa siglata oggi prevede che i vini e i prodotti vinicoli aromatizzati dell’UE vedranno dimezzati i dazi raggiungendo, entro sette anni, un dazio finale del 30% per i vini con un prezzo compreso tra 2,50 e 10 euro a bottiglia e del 20% per i vini con un prezzo superiore a 10 euro a bottiglia; dopo lo stesso arco temporale, le tariffe per gli spiriti invece si attesteranno al 40%.

Pareri favorevoli arrivano anche dall’ambito spirits. “Grazie alla riduzione dei dazi sugli spirits dal 150% al 40% – fa sapere Assodistill, l’Associazione nazionale dei distillatori italiani, – saranno favorite le importazioni di distillati e liquori dai Paesi UE verso l’India, Paese contraddistinto da elevati consumi di bevande spiritose (oltre 23 miliardi di dollari) ed in particolare di distillati come Whisky, Brandy e Rum che rappresentano l’80% delle vendite”. D’altra parte, “non possiamo dimenticare che – nonostante questo accordo costituisca un importante passo in avanti per consentire una penetrazione dei nostri prodotti verso il mercato indiano – l’India resta un Paese caratterizzato da una regolamentazione complessa e fortemente regionalizzata per cui serviranno strategie commerciali necessariamente accompagnate dalla costituzione di partnership locali e da una narrazione convincente che sottolinei la qualità e la territorialità delle nostre eccellenze”.

“L’accordo Ue–India segna un punto di discontinuità reale per le nostre imprese”, ha dichiarato in una nota il Consorzio Italia del Gusto, consorzio privato di imprese operanti nel settore alimentare e vinicolo italiano. “Non si tratta solo di un risultato politico, ma di uno strumento che può finalmente rendere sostenibile l’ingresso e la permanenza delle aziende italiane in un mercato finora quasi inaccessibile. La graduale riduzione dei dazi crea le prime condizioni minime di competitività per i prodotti di qualità europei”.

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