Banfi archivia il 2025 stimando una flessione intorno al 5%, registrando circa 61,4 milioni di euro di fatturato. Complessivamente “negli Stati Uniti e nel mercato domestico, che insieme raggiungono circa due terzi dei nostri ricavi totali, le vendite hanno tenuto”, ha dichiarato a Pambianco Wine&Food Jgor Marini, global brand ambassador di Banfi. Negli Usa, in particolare, “ci siamo trovati di fronte a difficoltà dovute alla congiuntura economica e geopolitica, considerando il clima di incertezza iniziale relativamente ai dazi di Trump”. Incertezza che ha inciso “non solo sugli aumenti di prezzo al consumatore finale negli Stati Uniti, ma anche sulla filiera di distribuzione americana, che non sapeva come programmare gli ordini”.
In parallelo, “abbiamo dovuto affrontare alcune difficoltà anche in Europa, soprattutto in Germania, forse uno dei Paesi più complicati da gestire lo scorso anno, e Uk, che, in confronto a diversi mercati emergenti come Romania e Bulgaria che sono in fase di boom, ha subito un rallentamento”. Si aprono spiragli anche per l’Asia, in particolare in Cina, Corea e Giappone, dove Banfi “sta ottenendo buoni risultati”. In Giappone, ad esempio, “siamo il principale produttore per l’Alta Langa”.
Nonostante il calo in termini di volumi, “la marginalità si è mantenuta abbastanza bene e il nostro prezzo medio a bottiglia è salito”.
La società, fondata dalla famiglia Mariani nel 1978, conta sia la tenuta toscana con quasi duemila ettari, di cui oltre 900 vitati, che la cantina piemontese, acquisita l’anno successivo, con 50 ettari di cui 46 coltivati a vigneto, tra i comuni di Novi Ligure e Acqui Terme (Alessandria). Quest’ultima produce circa 50mila bottiglie, “con l’obiettivo di arrivare a 80mila nel giro di un paio d’anni, sia con le nuove annate che con un crescente conferimento di uve da parte dei nostri produttori”. In alcune regioni del mondo, tuttavia, “facciamo ancora fatica a far capire che Banfi è anche un’azienda spumantistica e lavoriamo molto su questo.”
In generale, il fiore all’occhiello del marchio rimane il Brunello di Montalcino “che necessita di un posizionamento adeguato”, continua Marini. “Dobbiamo lavorare sulla sua distribuzione, che in alcuni mercati può essere particolarmente complessa e, per il 2026, la nostra priorità è di focalizzarci sulla sua comunicazione per renderlo appetibile e fruibile per tutti i tipi di consumatori”. Seguono sul podio il Rosso di Montalcino e il vermentino La Pettegola. Negli Usa, inoltre, “performa bene anche il Rosa Regale Brachetto D’Acqui di Banfi Piemonte, insieme all’Alta Langa”.
Per quanto riguarda i nuovi mercati a cui Banfi punta, emerge l’India. “Nonostante la percentuale di consumatori ad alta capacità di spesa sia ancora bassa, la grande numerosità della popolazione rende il mercato molto promettente e, con una presenza più attiva, le opportunità potrebbero crescere in modo significativo. È necessario fare un lavoro di diffusione proprio in termini di cultura del vino, complesso se si considera che oggi l’India affronta sfide logistiche simili a quelle della Cina qualche anno fa, legate alla vastità geografica e alle differenze regionali”.
Tra i nuovi segmenti che vuole esplorare Banfi rientrano i duty free, “non solo negli aeroporti, ma anche quelli legati, ad esempio, alle basi militari e alle navi da crociera. Stiamo cercando di diversificare per non dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti o dall’Italia, che, sebbene rappresentino ancora una fetta importante del nostro fatturato, è difficile che crescano ulteriormente in modo significativo”.
Nella tenuta toscana, al vino Banfi affianca anche la proposta di hospitality con l’hotel Il Borgo, che conta 14 suite e “raggiunge il 90% dell’occupancy da aprile a settembre”, i due ristoranti La Sala dei Grappoli, una stella Michelin, e La Taverna, l’enoteca, la balsameria e il museo del vetro. L’ospitalità nel complesso “genera un decimo dei nostri ricavi ed è un importante biglietto da visita – continua Marini -, considerando che lo scorso anno abbiamo raggiunto la 61esima posizione nella classifica The World’s 50 Best Vineyards”.
