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Accordo con Mercosur: via libera alla firma finale

ph: credits to pexels

Accordo con Mercosur: via libera alla firma finale

by Redazione
15 Gennaio 2026

Green light per l’accordo commerciale Ue-Mercosur, che verrà firmato ufficialmente il 17 gennaio in Paraguay dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Dopo 25 anni di discussioni, la trattativa commerciale andrà a garantire l’eliminazione progressiva dei dazi su oltre il 90% delle merci provenienti dal mercato sudamericano, e in particolare da Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay, per un mercato di oltre 700 milioni di persone.

Nello specifico dell’accordo, il partenariato prevede l’eliminazione dei dazi sul 91% delle esportazioni Ue verso il Mercosur, tra cui cioccolato, alcolici e vino e sul 92% di quelle sudamericane verso l’Europa, tra cui carne bovina, pollame e zucchero. “Si prevede che le esportazioni dell’Ue verso il Mercosur cresceranno di quasi 50 miliardi di euro entro il 2040”, recita la nota ufficiale emanata dalla Commissione europea.

Tuttavia, non tutti i Paesi hanno reagito positivamente all’accordo. In fase di approvazione della trattativa, avvenuta il 9 gennaio durante la riunione dei 27 Stati membri uniti al Coreper, Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria si sono opposti e, in questi giorni, si osservano scontri da parte degli agricoltori in questi Paesi. Nell’accordo, come conseguenza alle preoccupazioni anche di altri Stati membri come l’Italia, sono state previste clausole di salvaguardia nel caso in cui un incremento eccessivo delle importazioni di prodotti agroalimentari possa destabilizzare il mercato europeo. Per le categorie considerate più sensibili – tra cui carne bovina, pollame, riso, miele, uova, aglio, etanolo e zucchero – la Commissione europea potrà avviare un’indagine ogni qualvolta le importazioni aumentino del 5% in volume o i prezzi all’ingresso diminuiscano del 5 per cento. Qualora dall’istruttoria emergesse un rischio concreto di danno per il mercato, Bruxelles potrà sospendere temporaneamente il regime di dazi preferenziali.

“Accogliamo con soddisfazione l’approvazione odierna dell’accordo Ue-Mercosur, un’intesa che potrebbe contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali del vino italiano e, al tempo stesso, rafforzare il sistema dei controlli per le merci”, ha dichiarato il presidente di Unione italiana vini (Uiv) Lamberto Frescobaldi. Secondo Uiv, l’area sudamericana, che conta oltre 250 milioni di consumatori, rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. Oggi, ad esempio, “i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti a causa dei dazi all’importazione e una progressiva eliminazione nell’arco dei prossimi otto anni potrebbe incidere sulla competitività delle imprese”. L’import di vino in Brasile sfiora infatti i 500 milioni di euro l’anno, mentre la quota italiana si ferma ad appena 40 milioni di euro, circa l’8% del totale.

Questa rappresenta “certamente una concreta opportunità per il settore degli alcolici nazionali e delle bevande spiritose, in particolare, grazie alla riduzione dei dazi doganali, che permette la protezione di indicazioni geografiche, come grappa e brandy italiano” dichiara Sandro Cobror, direttore di Assodistil. “Allo stesso tempo come comparto distillatorio non possiamo non sollevare preoccupazioni sull’importazione di etanolo a basso costo dai Paesi Mercosur”. Infatti, “l’accordo include una quota di importazione di 650mila tonnellate di etanolo dai paesi Mercosur nell’Ue, con 450mila tonnellate a dazio zero per uso industriale (chimico) – pari a circa il 50% del consumo totale della Ue in questo settore – e 200mila tonnellate a dazio agevolato per altri usi”. Dunque, l’alcol importato dai Paesi Mercosur, “senza adeguati controlli, potrebbe finire anche in settori diversi da quello industriale mettendo in seria difficoltà la produzione nazionale. Per questo Assodistil ritiene necessaria l’attivazione di chiare e solide clausole di salvaguardia nel caso le importazioni arrechino un danno documentato ai produttori europei”.

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