Mai come oggi, per il vino italiano, è importante appellarsi al detto ‘l’unione fa la forza’, soprattutto per quanto riguarda l’espansione in nuovi mercati. La situazione, infatti, è chiara: consumi deboli da un lato, tensioni geopolitiche dall’altro, e il primo mercato di sbocco per l’export – gli Stati Uniti – in difficoltà a seguito dell’imposizione dei dazi. Secondo i dati Uiv, l’export di vino tricolore in Usa ha registrato -30% ad agosto, anche se solo nei prossimi mesi si potrà capire realmente la nuova dimensione del mercato a stelle e strisce.
In questo scenario, l’espansione internazionale diventa una sfida ancora più decisiva, che richiede investimenti ingenti e infrastrutture adeguate, difficili da sostenere in autonomia, soprattutto per il tessuto vinicolo italiano, composto da una moltitudine di piccole e medie imprese. Ecco quindi che il primo aiuto deve arrivare da enti e istituzioni, sia in termini di nuovi accordi che riducono le barriere doganali (vedi Mercosur) che di risorse, proprio in questi giorni al vaglio nella nuova legge di bilancio.
Segnali concreti e incoraggianti arrivano dal sistema fieristico italiano. Veronafiere lo ha sottolineato durante il 5° Pambianco – Pwc Wine & Food Summit lo scorso ottobre. Negli ultimi anni, Vinitaly ha incrementato significativamente la propria presenza all’estero, approdando in mercati emergenti come Cina, Brasile e Kazakistan. BolognaFiere, invece, ha recentemente acquisito il 30% della statunitense United Experience. Un’operazione strategica che porterà, nel 2026, al lancio di tre nuovi eventi internazionali dedicati al vino italiano a Londra, Ho Chi Minh City e Città del Messico, sotto il marchio Wine Experience.
Infine, non si possono dimenticare le aziende, sempre più orientate a creare sinergie e accordi tra loro per rafforzare una presenza internazionale da protagoniste, come ha sottolineato Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi, sempre durante
il 5° Pambianco – Pwc Wine & Food Summit.
Per l’Italia, quindi, la chiave sarà la capacità di fare fronte comune, unendo le forze di un settore che, considerando le dimensioni contenute delle proprie imprese, deve trovare nella collaborazione la sua leva strategica. Perché, mai come oggi, l’unione fa la forza.