Il no alcol sembra farsi sempre più strada come scelta per l’aperitivo. E l’attenzione alla salute spinge i consumi verso proposte sugar free.
L’attenzione crescente verso stili di vita sempre più salutari, le recenti norme del Codice della Strada e i provvedimenti che incentivano la produzione di bevande senza alcol stanno dando una nuova spinta al comparto analcolico e ai suoi protagonisti. Un segmento che in Italia, pur muovendosi in uno dei mercati più piccoli d’Europa in termini di consumi pro capite (circa la metà della media europea), mostra chiari segnali di cambiamento nei gusti, nelle abitudini di consumo e nelle strategie industriali. Il panorama, insomma, si fa sempre più dinamico.
Il no alcol chiama, lo sugar free risponde
Nonostante lo scorso anno sia stata registrata una lieve flessione dei volumi di vendita (-1,4%), il mercato delle bevande analcoliche – che in Italia conta circa 4,9 miliardi di euro – “mostra segnali di crescita e trasformazione, soprattutto per quanto riguarda le nuove offerte dei produttori e i consumi nel canale Horeca”, commenta a Pambianco Wine&Food Magazine Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, l’associazione nazionale di categoria che rappresenta, tutela e assiste le imprese italiane produttrici e distributrici di bevande analcoliche. Nello specifico, “si osserva un interesse crescente verso prodotti a basso o nullo contenuto zuccherino”, un segmento che va a coprire il 26% delle vendite totali del comparto no alcol. La riduzione degli zuccheri è “il trend trasversale di consumo più evidente – continua Pierini – e le imprese del settore stanno rispondendo a questa tendenza in due modi: da una parte con l’introduzione di nuovi prodotti, dall’altra attraverso la riformulazione delle ricette esistenti”. Proprio grazie a questi interventi, negli ultimi dieci anni si è registrato un calo del 40% degli zuccheri presenti nei soft drink in Italia. “Non serve, dunque, imporre una tassa che andrebbe, invece, ad avere conseguenze disastrose su tutte le imprese del settore”, chiosa Pierini, riferendosi alla Sugar Tax, l’imposta sul consumo di bevande analcoliche edulcorate introdotta in Italia dalla Legge di Bilancio 2020, la cui attuazione è stata rinviata più volte a causa di preoccupazioni del settore. L’imposta, infatti, “rappresenterebbe un peso economico significativo per le imprese italiane, che comporterebbe un aumento dei prezzi al consumo, con ricadute lungo l’intera filiera: dai produttori ai distributori, fino a bar, ristoranti e supermercati”. Inoltre, uno degli aspetti più controversi “riguarda la struttura tecnica della tassa: la sugar tax non colpisce il quantitativo di zucchero effettivamente presente, ma la percezione di dolcezza, includendo così anche i prodotti senza zucchero ma edulcorati. Si tratta di un approccio illogico, che non ha alcuna correlazione diretta con la salute”, conclude il presidente. Attualmente, si prevede che la sugar tax entri in vigore il 1° luglio 2025, ma in queste settimane si segnala una possibile proroga.
La salute prima di tutto
Meno zuccheri significa più salutare. Secondo il report ‘Demand Signals’ di Circana, società globale specializzata nella consulenza sulla complessità del comportamento dei consumatori, in Italia, lo scorso anno, nel mercato dei beni di largo consumo, sono calate le vendite di alcolici (-1,5%) e dolciumi (-1 per cento). Questo fenomeno deriva da un crescente interesse verso prodotti più healthy, trend “già visibile con il boom delle alternative low e no alcol”, riporta una nota. Ed infatti è proprio il desiderio di uno stile di vita più equilibrato a trainare “una domanda in aumento di drink ‘leggeri’, soprattutto tra le nuove generazioni”, ha dichiarato Desiré Verdecchia, bar director del Bulgari Hotel Roma. “I nostri ospiti sono sempre più attenti al loro benessere e questa sensibilità sta emergendo anche tra gli adulti, che cercano opzioni meno zuccherate e meno alcoliche”. In particolare, alcuni clienti cercano soluzioni “più light che non interferiscano con la loro routine sportiva, mentre altri sono semplicemente più attenti a ciò che consumano”, conferma anche Patrick Greco, bar director del Bulgari Hotel Milano. L’introduzione di queste bevande “nei nostri menu si inserisce anche in un discorso più ampio. Offrire scelte più salutari e responsabili è in linea con la nostra visione di avere un’esperienza più attenta al cliente, che tiene conto delle esigenze moderne. Per i nostri ospiti più attivi, abbiamo anche introdotto smoothies freschi e bevande proteiche pre e post allenamento”. A tal proposito, il presidente di Assobibe conferma di aver osservato sul mercato un incremento dei consumi di energy drink e bibite legate alla pratica sportiva. In aggiunta, oltre all’elemento salutare, Angelo di Costanzo, director f&b del Grand Hotel Victoria di Menaggio, 5 stelle lusso parte di R Collection Hotels, ha osservato che “negli ultimi anni, in Europa e in Italia in particolare, sta aumentando la quota di viaggiatori che limitano o evitano il consumo di alcolici per ragioni culturali o religiose”. Mentre un altro motivo della spinta verso il no alcol dipende anche dalle nuove normative del Codice della Strada, secondo Greco.
Di tutta risposta a questa crescente domanda, “abbiamo effettivamente ampliato la nostra proposta, introducendo una sezione dedicata alle alternative no-low alcol nei menu dei nostri bar”, continua la bar director di Bulgari Roma. “Ci stiamo orientando verso prodotti che richiamino il profilo aromatico dei classici cocktails, come bitter, vermouth e distillati analcolici, e che ci permettano di costruire diversi drink”. Tuttavia, nonostante il trend in ascesa “questi consumi non spostano ancora i volumi”, conclude di Costanzo.
Nuove proposte per l’aperitivo
Sul mercato, intanto, nascono nuovi prodotti. È il caso, ad esempio, di Santàl marchio italiano specializzato in succhi, bevande a base di frutta, smoothies e prodotti vegetali parte del gruppo Lactalis, che si è lanciato sull’aperitivo analcolico con la nuova proposta Santàl Fruitz!. Si tratta di una linea di bibite leggermente frizzanti alla frutta, con cui “abbiamo deciso di inserirci in una categoria che per noi è inedita, perché in 50 anni Santàl non ha mai approcciato il mondo dell’aperitivo”, dichiara Andrea Moretti, marketing manager Santàl. “Avendo un prodotto che ha una forte expertise nell’ambito della frutta, siamo riusciti a fare a meno non solo dello zucchero, ma anche di tutte le alternative dolcificanti”. La nuova linea, infatti, presenta una lista di ingredienti 100% di origine naturale, priva di zuccheri aggiunti, dolcificanti, coloranti e conservanti. Con questo prodotto “vogliamo avvicinarci all’idea di gustare un aperitivo più salutare e che possa permettere a un target di consumatori giovani di non rinunciare all’happy hour”.
A pensare alla Gen Z c’è anche Boem, il ready-to-drink lanciato nel 2023 da Fedez, Leonardo Maria del Vecchio, Lazza e Camillo Bernabei, che, sebbene non sia analcolico (contiene il 4,5% di gradazione), sostiene di “rappresentare la nuova generazione che vuole approcciarsi all’aperitivo con prodotti dal grado alcolico non troppo alto”, spiega Edoardo Tribuzio, CEO di Boem. Così, “abbiamo creato una ‘via di mezzo’ con un prodotto a bassa gradazione, fresco e, soprattutto, sugar free”.
Negli ultimi anni, inoltre, si sta facendo sempre più spazio la kombucha, bevanda ottenuta dalla fermentazione di tè zuccherato con l’aiuto di una coltura simbiotica di batteri e lieviti. Tra le aziende sul mercato a credere nel suo successo è Legend Kombucha che, dopo essere stata fondata nel 2019, ha visto l’ingresso nel business di Ettore Ravizza, inizialmente come business angel e successivamente come socio di maggioranza. “La motivazione principale per il mio investimento nella kombucha è legata a una visione imprenditoriale di famiglia che punta a innovare”, chiosa Ravizza. Inoltre, “ho vissuto molti anni in America e ho visto la rapida crescita di questa bevanda. La kombucha rappresenta un’opportunità e una chiave di ingresso in un mercato molto più ampio, ovvero quello delle bevande ‘good for you’, con un forte valore salutare”. Il principale canale di vendita utilizzato oggi è l’Horeca, attraverso ristoranti stellati e hotel di lusso, “sia per il nostro posizionamento premium che per facilitare l’educazione del consumatore; inoltre, non siamo ancora pronti per i volumi richiesti dalla grande distribuzione”. A tal proposito, “stiamo continuando a investire in nuovi impianti e macchinari per aumentare la produzione”. In aggiunta, continua Ravizza, “stiamo sviluppando nuovi prodotti che non rappresentano solo la kombucha tradizionale. Ad esempio, con l’enologo Andrea Moser abbiamo creato ‘komb(w)ine’, una kombucha particolare a base di mosto d’uva, che si inserisce in modo innovativo nel mercato del vino dealcolato”. Questo prodotto “resta sicuramente ancora poco conosciuto dai consumatori più tradizionali, ma la situazione sta cambiando, lo vediamo soprattutto nelle fiere a cui partecipiamo”, conclude Ettore.
Quando l’alcolico diventa ‘ex’
Oltre alle bevande originariamente prive di alcol, sul mercato “vediamo un interesse crescente nei confronti dei prodotti dealcolati, (ovvero spirits, vini e birre a cui viene eliminata la componente alcolica tramite un processo specifico, ndr)”, ha spiegato Andrea Fofi, presidente della fiera Roma Bar Show. “Diverse aziende con cui collaboriamo in fiera si stanno cimentando nella proposta di prodotti low o no alcol, come, ad esempio, Amaretto Adriatico o il gin Beefeater 0.0”. Agli spirits si aggiungono sul mercato anche le proposte vitivinicole da parte di cantine che hanno iniziato a commercializzare vini dealcolati che, da alcuni mesi, possono anche essere prodotti legalmente in Italia, grazie a un aggiornamento della normativa nazionale.
Il segmento dei dealcolati è “da tenere sotto controllo”, riporta Circana. In cinque anni, “la birra analcolica ha raggiunto un valore di 50 milioni di euro e nel 2024 è cresciuta a volume del 15 per cento. Situazione analoga in altri Paesi come il Regno Unito, dove la birra 0.0 cresce del 18% e gli Usa, dove addirittura registra un +37 per cento”. Gli italiani che consumano birra, superalcolici e vini nella versione privata di alcol “lo fanno più per una scelta consapevole di benessere personale che per la necessità di un comportamento responsabile”, ha concluso Paolo Garro, Italy senior director, client sales & insights di Circana. “Scelta di benessere che è peraltro più forte nei giovani tra i 15 e i 29 anni.”
Insomma, in uno scenario in cui benessere e consapevolezza guidano sempre più le scelte dei consumatori, il comparto no alcol, tra nuove formulazioni ed innovazioni di prodotto, sta costruendo la propria traiettoria di crescita.
