Il vertical farming sta prendendo sempre più spazio sul mercato, posizionandosi come alternativa alle tecniche di agricoltura tradizionale. Questo metodo di coltivazione permette di produrre per 365 giorni l’anno colture fresche senza l’uso di pesticidi e certificati nickel-free, utilizzando fino al 95% di acqua e al 98% di suolo in meno rispetto ai metodi tradizionali. “L’agricoltura verticale è rivoluzionaria, perché permette di ribaltare l’atavica pratica della scelta del luogo e delle condizioni più adatte per la produzione di cibo, rendendo disponibili prodotti freschi e sani vicino ai centri con maggiore domanda”, ha dichiarato a Pambianco Wine&Food Magazine Pierluigi Giuliani, CEO e co-founder di Agricola Moderna, nata nel 2018 a Milano.
Questo sistema comporta “un impatto positivo in termini di minori sprechi lungo la catena di approvvigionamento e di riduzione delle emissioni legate alla logistica”. Oggi il mercato della IV gamma “è estremamente competitivo e indifferenziato, sia in Italia che all’estero”, aggiunge Luca Travaglini, co-fondatore di Planet Farms, società specializzata nel settore del vertical farming dal 2018, fondata a Milano insieme a Daniele Benatoff. “Da un lato cresce la domanda di prodotti sani, freschi e sostenibili, dall’altro l’offerta tradizionale è schiacciata verso una competitività pressante. Il mercato richiede creazione di valore attraverso un’offerta realmente innovativa, non solo in termini di qualità di prodotto, ma anche di efficacia produttiva e sostenibilità”.
I numeri del settore
Considerando i numeri a livello globale, il vertical farming riporta un’attesa di crescita rapida, stimando di passare dai 7,05 miliardi di dollari (pari a 6,5 miliardi di euro) del 2024 ai 9,8 miliardi di dollari nel 2025, con un incremento di quasi il 40 per cento. Successivamente, considerando il periodo 2025-2030, “il mercato si espanderà ad un ritmo più stabile, raggiungendo nel 2030 un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo composto del 19,3 per cento”, ha dichiarato Roberto Serra, equity partner di Bip, multinazionale di consulenza che ha redatto un report ad hoc in occasione della principale fiera dedicata al vertical farming NovelFarm.
In Italia, invece, Serra parla di un +19-20% dal 2024 al 2030. Il valore di mercato stimato nel 2023 è stato di 25 milioni di euro e, in termini di nuovi investimenti privati nel 2024, circa il 60% dei 238 milioni di euro complessivi destinati al settore agri-tech è confluito nel vertical farming. Inoltre, aggiunge il founder di Planet Farms, “il segmento dell’agricoltura verticale a gennaio 2025 ha raggiunto l’1% del totale valore del mercato delle insalate contribuendo alla crescita dell’intero settore”.
In generale, tuttavia, l’Italia non è uno dei mercati più sviluppati in questo momento: “spesso le vertical farm vengono realizzate in luoghi più svantaggiati dal punto di vista climatico, di suolo e quant’altro, e ovviamente il nostro Paese non rientra in questa categoria”, continua a spiegare l’equity partner di Bip. D’altro canto, “ciò che contraddistingue l’industria agricola e agroalimentare italiana è il fatto che i consumatori stessi prediligano l’attenzione alla qualità e alla sostenibilità dei prodotti. E il vertical farm, per come è concepito, risponde in maniera chiara a questi bisogni”.
Le sfide del vertical farming
Nonostante i numeri positivi, non mancano le difficoltà. “Gli investimenti per coprire i costi di avviamento sono ingenti”, continua Serra. Al di là di queste spese, comunque “emergono anche costi operativi importanti da sostenere, legati principalmente al dispendio d’energia e alla necessità di manodopera specializzata per continuare a innovarsi a livello tecnologico”. Uno dei temi più complessi del vertical farming è la scalabilità, sia in termini di dimensioni produttive, sia in termini di tipologie di colture. Al momento, infatti, “il settore è principalmente focalizzato su ortaggi a foglia piuttosto che ortaggi a frutto, come il pomodoro. C’è ancora tanta strada da fare”. In aggiunta, è necessario considerare il modo in cui i consumatori percepiscono questa tecnica di coltivazione. Se alcuni, infatti, “sono disposti a pagare un prezzo più alto in quanto comprendono la qualità e l’aspetto salutare di questi prodotti, altri hanno ancora una visione ‘artificiale’ di un’insalata creata verticalmente”. Si tratta di un tema che in Italia “ha ancora un livello di consapevolezza piuttosto limitato – conferma anche Travaglini – e può generare scetticismo nel consumatore, influenzato inoltre dai costi”. A tal riguardo, nel 2023, “un periodo critico per l’intero settore a causa dell’aumento generale dei prezzi delle materie prime, noi di Planet Farms abbiamo scelto di andare controcorrente riducendo i prezzi di vendita di oltre il 20%, avvicinandoci così a un prodotto tradizionale”. In aggiunta, il peso dichiarato “non è davvero paragonabile, perché il nostro prodotto, non essendo lavato, è costituito solo da biomassa, mentre i prodotti tradizionali contengono anche acqua”, continua il co-founder. “Se si considera questa differenza, la coltura da vertical farm risulta avere un ottimo rapporto qualità-prezzo”. La società ha, inoltre, recentemente portato a termine un rilancio dei prodotti mirato ad ottenere un nuovo posizionamento, “che ci sta dando molte soddisfazioni”, conclude Travaglini. Nel quarto trimestre scorso, ad esempio, “le nostre rotazioni sono cresciute di quasi il 30% rispetto all’anno precedente.”
Oggi, il tema della competitività tra i player sul mercato “si gioca proprio sul rapporto qualità-prezzo”, interviene Giuseppe Battagliola, fondatore della vertical farm Kilometro Verde, che nel 2024 ha archiviato circa 6 milioni di euro di fatturato e prevede di raggiungere i 15-18 milioni nel 2025. “Dopo diversi anni di ricerca e sviluppo (Kilometro Verde nasce circa quattro anni fa dalla costola dall’azienda agricola La Linea Verde fondata dallo stesso Battagliola nel 1991, ndr), siamo finalmente partiti con la nostra farm, che oggi è divisa in due parti”, riporta il founder. La prima sala è già completa, mentre la seconda, aperta da circa un mese, secondo l’azienda dovrebbe arrivare a saturazione entro tre mesi. Recentemente, inoltre, “abbiamo acquistato un ufficio adiacente da adibire a laboratorio di analisi e ricerca, perché abbiamo capito di trovarci agli inizi di un’era fortemente innovativa dove la ricerca ha un peso veramente immenso”.
Canali di vendita
I prodotti di Kilometro Verde vengono venduti nel canale della grande distribuzione. Recentemente, “abbiamo firmato nuovi accordi con note catene della Gdo, motivo per cui da due settimane è operativa anche la seconda sala di coltivazione”. Al momento, però, “non abbiamo ancora attivato la vendita online, in quanto preferiamo che il primo approccio del consumatore avvenga direttamente in punto vendita”.
Operano in Gdo anche i player Agricola Moderna e Planet Farms. Il primo da maggio 2020 propone insalate a marchio e basilico sugli scaffali di player come Carrefour ed in e-commerce specializzati come Cortilia. “Con l’imminente messa in funzione del nostro nuovo stabilimento ad Agnadello (Cremona), saremo in grado di conferire i nostri prodotti anche ad altre catene della Gdo, in Italia e all’estero”, aggiunge Giuliani.
Per quanto riguarda Planet Farms, “stiamo ampliando la distribuzione”. Ad esempio, “siamo presenti in Svizzera, dove riscontriamo risultati pazzeschi e dove, per assurdo, il nostro prodotto è molto competitivo a scaffale nonostante sia venduto a prezzi nettamente superiori a quelli dell’Italia”. Inoltre, “stiamo sbarcando con la distribuzione in Inghilterra e la stiamo programmando nei Paesi scandinavi dove c’è maggior attenzione al concetto di sostenibilità ambientale”. In questi Paesi, nello specifico, l’azienda è in procinto di costruire nuovi stabilimenti. “Prima testiamo il mercato con la distribuzione, e se funziona entriamo”. Parallelamente, Planet Farms continua a collaborare con numerosi chef di alto profilo realizzando progetti di ricerca, sviluppo e produzioni dedicate, tra cui Viviana Varese, Nobuya, Andrea Berton e i fratelli Cerea. Proprio con quest’ultimi, la società ha stretto una partnership con il ristorante tre stelle Michelin Da Vittorio realizzando una nuova farm ad hoc a Brusaporto, proprio nel giardino del ristorante.
I finanziamenti
Per tutti questi ambiziosi progetti, però, servono i fondi. Le aziende che si dedicano al vertical farming “devono utilizzare un approccio combinato tra risorse private, come ingressi nel capitale da parte di investitori e crowdfunding, e risorse pubbliche”, aggiunge Serra. “Ci aspettiamo che arrivino numerose opportunità di finanziamento da parte di fondi a livello europeo e nazionale”.
In particolare, Kilometro Verde ha ottenuto un supporto finanziario da parte dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare. “Nel 2023 abbiamo ricevuto da parte di Ismea un prestito obbligazionario da 5 milioni di euro che ci ha agevolato molto”, spiega Battagliola. La società ha poi avviato due progetti di filiera portando avanti l’autofinanziamento con fondi propri. Ora che “stiamo avviando la seconda fase, ossia la duplicazione della nostra farm, cercheremo risorse esterne: in particolare, prevediamo di accendere due prestiti obbligazionari da 15 milioni di euro ciascuno”, conclude il founder di Kilometro Verde. Un altro player ad aver ricorso a finanziamenti è Agricola Moderna, che ha ricevuto, negli anni, oltre 50 milioni di euro, suddivisi tra debito, equity e infrastruttura. Con queste risorse finanziarie la società ha sul piatto nuovi investimenti. “L’impianto pilota di Melzo è servito per migliorarci e mettere a punto la tecnologia che stiamo applicando su grande scala nel nuovo stabilimento di Agnadello, che inaugureremo nei prossimi mesi, alimentato al 100% da fonti rinnovabili e automatizzato”, conclude Giuliani. “Tutti i passaggi saranno realizzati all’interno dello stabilimento: dalla semina al confezionamento dei prodotti, per proporre alimenti freschissimi e incontaminati”. La nuova sede accoglierà l’intera filiera produttiva e, una volta a pieno regime, occuperà un’area di circa 11mila metri quadrati all’interno della quale si avrà una superficie di coltivazione totale, su più livelli, di 20mila metri quadrati. “Questo nuovo hub, oltre alle dimensioni importanti, sarà un esempio di innovazione del settore agritech. Stiamo già sviluppando altri impianti simili sia per produzioni legate al food che per altre tipologie”.
Il futuro del vertical farming
Ad utilizzare questo metodo di coltivazione in modo diverso, ci pensa anche Planet Farms, che vuole investire nel segmento del cotone e, successivamente, del caffè. “A breve inizieremo la costruzione del primo stabilimento al mondo per fare cotone”, rivela Travaglini. “Questo modello può rivoluzionare la vita a moltissimi Paesi, tra cui l’Italia in primis”. Per esempio, “realizzare qui questo progetto significherebbe recuperare un tessuto industriale ormai perso”. Attualmente, “siamo in attesa del rilascio dei permessi e entro poche settimane inizieremo la costruzione del primo impianto”. La società ha deciso di partire dal cotone in quanto, “avendo un impatto rilevante sull’intero ecosistema della sostenibilità nel settore moda, questo nuovo modello di produzione può rappresentare una possibile chiave di svolta”.
Tornando al vertical farming, nei prossimi anni “mi aspetto che nascano nuovi player sul mercato”, conclude l’equity partner di Bip. “È chiaro che le aziende già presenti godano di un vantaggio competitivo, ma, trattandosi di un segmento in crescita, ritengo che possano arrivare nuovi soggetti in grado di ritagliarsi importanti fette di mercato”.
