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Vino italiano in chiaroscuro nel 2024. Analisi delle top 15 aziende per fatturato

Vino italiano in chiaroscuro nel 2024. Analisi delle top 15 aziende per fatturato

by Giambattista Marchetto
7 Aprile 2025

Le anticipazioni sui fatturati 2024 dei principali gruppi del vino italiano mostrano un dato positivo, con una tenuta complessiva probabilmente supportata nell’ultimo bimestre dal timore dei dazi Usa imminenti.

I big del vino italiano archiviano un 2024 in chiaroscuro, ma tutto sommato meno ‘pesante’ di quanto ci si poteva aspettare a fronte di una congiuntura internazionale complicata. Il rallentamento economico, la spinta inflattiva e soprattutto l’instabilità geopolitica (tra bombe e guerre commerciali) hanno messo sotto pressione il mercato e alcuni dei principali player per fatturato hanno lasciato sul terreno pochi punti percentuali, ma si nota anche qualche balzo in avanti a doppia cifra nella classifica dei top 15. Così se al vertice Cantine Riunite & Civ cresce del 3,7% e Argea del 3%, Iwb lascia sul terreno un 6,3% e Caviro il 9%. Sono però in positivo diverse realtà tra i 200 e i 300 milioni di fatturato: in Toscana Antinori fa +5,4% (considerando il solo comparto vino) e in Veneto si nota il +10,5% de La Marca (col Prosecco a fare da traino anche nel 2024), ma tengono anche Collis Veneto Wine Group (+4,6%) e Zonin1821 (+7,7%).

La spinta dei dazi (minacciati) 

“Il 2024 si è confermato un anno in chiaroscuro – conferma Alessio Candi, consulting e M&A director di Pambianco – per cui si leggono diversi segni meno sul fatturato. E se è stato faticoso tenere sui volumi, presumibilmente la marginalità ne ha risentito. In questo scenario tiene chi ha un assetto strutturale solido e ha lavorato con strategie precise”. Guardando avanti, Candi non nasconde la preoccupazione che si legge sui mercati: “è un momento difficile – dice – nel senso che per il 2025 si cercherà di tenere le posizioni e sulla questione dazi americani navighiamo tutti al buio”.

In realtà è stato probabilmente lo spettro delle avversità imminenti – in particolare le lungamente ventilate tariffe sulle importazioni americane – a spingere il consolidamento degli stock, tanto che secondo l’Osservatorio di Unione Italiana Vini l’ultimo bimestre 2024 si è chiuso con un exploit di crescita del 20% a volume e del 21% a valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “L’analisi delle performance negli Usa non può non tenere conto di un mercato commercialmente dopato dallo spauracchio dazi”, commenta il segretario generale UIV Paolo Castelletti. “Quello che è certo è che nei prossimi mesi si presenterà il conto a prescindere dalle eventuali nuove tariffe, perché i consumi dimostrano una forte inversione di tendenza, con un calo nei volumi del 7% per il secondo anno consecutivo. Servirà agire in maniera ancor più determinata sul fronte della promozione, cercando di allargare il più possibile il raggio d’azione delle nostre esportazioni”.

Innovazione e dealcolati 

Quel è allora lo stato d’animo dei protagonisti? Ascoltando le voci di realtà strutturate, non mancano le preoccupazioni e allo stesso tempo c’è la volontà di reagire.

Argea ha chiuso il 2024 con un fatturato di circa 465 milioni di euro, registrando una crescita del 3% rispetto all’anno precedente. “Un risultato particolarmente significativo, se consideriamo il contesto complesso in cui è stato raggiunto – evidenzia l’amministratore delegato del gruppo Massimo Romani – segnato dall’incertezza dei mercati internazionali e dai volumi di consumo stabili, che si traducono nella necessità di prendere quote di mercato. Questo traguardo conferma la solidità del nostro modello di business e la nostra capacità di adattamento alle nuove dinamiche di mercato”. Anche per un ‘colosso’ come Argea il 2025 si presenta come un anno sfidante, “ma crediamo che le aziende capaci di anticipare le tendenze e rispondere in modo efficace alle nuove esigenze dei consumatori possano affrontarlo senza scossoni significativi”, aggiunge il manager. Per Argea questo significa puntare su ricerca, innovazione e diversificazione: “la nostra antologia di vini dealcolati, presentata lo scorso Vinitaly, sarà ulteriormente allargata; abbiamo ridotto il grado alcolico di alcune etichette per rispondere alle richieste del mercato; infine, con l’acquisizione di WinesU (storico importatore statunitense) miriamo a rafforzare la nostra presenza diretta negli Usa, un mercato che rimane strategico per il nostro sviluppo futuro”.

Le preoccupazioni sono legate anche alla guerra commerciale in corso tra Ue e Usa. “Le guerre commerciali non giovano a nessuno – precisa Romani – ma dazi fino al 10-15%, per quanto problematici, possono essere gestiti. Percentuali superiori metterebbero invece in seria difficoltà l’intero settore e ci costringerebbero a ristudiare l’intera filiera”. Inoltre, “avrebbero ripercussioni anche sui consumatori americani, con un incremento dell’inflazione. Per questo auspichiamo un dialogo costruttivo tra le istituzioni europee e statunitensi, affinché si trovino soluzioni che tutelino entrambe le parti”.

Prospettive per un 2025 non facile 

Se Argea ha messo un piede di recente negli Usa con WinesU, la famiglia veneta Marzotto si era portata avanti con l’apertura della filiale commerciale oltreoceano e ha pure fatto shopping in Oregon. Scelte che in prospettiva potrebbero risultare cruciali. Se dunque per Herita Marzotto Wine Estates il 2024 ha visto una flessione (pur contenuta) dei ricavi totali, fermi a 248,2 milioni con ebitda al 32,3%, si evidenzia come alcuni brand in portafoglio abbiano registrato risultati in territorio positivo, con crescita superiore alle medie di settore. “In un anno comunque difficile si vede confermata la forza dei nostri brand – dichiara infatti il CEO Andrea Conzonato – così come il ruolo strategico di Santa Margherita Usa e degli investimenti fatti con l’acquisizione di Roco Winery e Marsh Estate in Oregon. Restiamo attenti all’evoluzione del mercato, pronti anche a cogliere le occasioni che eventualmente si presenteranno, in un’ottica di consolidamento complessivo”. Non per nulla, a fronte di investimenti per 28,1 milioni di euro nel 2024, nel 2025 il gruppo della famiglia Marzotto ha messo a budget quasi 34 milioni. “Non ci attendiamo un anno ‘semplice’ – conclude il manager – ma agiremo per sviluppare tutti i nostri brand e sostenere i nostri partner”. Più in basso nella classifica, il gruppo Zonin1821 ha archiviato il 2024 con un fatturato di circa 210 milioni di euro, realizzando una performance organica in crescita del 10% rispetto ai 195 milioni registrati a chiusura 2023. “Nonostante il rallentamento del settore vitivinicolo – chiosa il CEO Pietro Mattioni – nel 2024 il gruppo ha performato meglio del mercato. Un dato estremamente soddisfacente che mostra il valore della nostra struttura, delle relazioni che abbiamo sviluppato con i nostri partner, del continuo apprezzamento di una gamma di vini eterogenea, tutta italiana”. L’export all’85% ha visto come destinazioni il nord America (con una forte presenza tra Stati Uniti e Canada) e il Regno Unito (circa il 20%), mentre l’Italia pesa circa il 15%. 

Eppure, nonostante l’instabilità economico-politica di alcuni contesti fondamentali e il calo dei consumi a livello globale, “in virtù del nostro modello di business, siamo molto fiduciosi delle nostre capacità di generare crescita anche nel 2025”, conclude Mattioni.

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