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Nel trade off del caffè la via d’uscita è la cultura

by David Pambianco
29 Ottobre 2024

Al Meeting di Rimini scorso, Cristina Scocchia, AD di Illycaffè, ha paventato l’ipotesi che la tazzina di caffè al bar possa, nel breve termine, arrivare a costare due euro. Una follia? Nient’affatto, perché il problema – ben conosciuto ormai non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da una platea più ampia – è l’aumento del costo della materia prima, dovuto a una serie di fattori, tra cui la questione climatica, le tensioni geopolitiche che impattano sulla supply chain e i movimenti speculativi. Si tratta, quindi, di una serie di elementi che non lasciano presupporre una stabilizzazione di questi incrementi.

Di fronte al rally di alcune varietà di arabica, che hanno sfiorato l’80% di aumento in un anno, le torrefazioni italiane hanno potuto solo in parte trasferire i costi sui loro clienti b2b, ossia bar e, più in generale, il canale Horeca che, a sua volta, ha ritoccato in media il prezzo della tazzina del 15 per cento. Va da sé che questi aumenti non hanno coperto interamente l’impennata dei costi.

La legge del mercato impone di modificare i listini per il pubblico in base all’aumento dei costi della materia prima, in modo da salvaguardare la marginalità. Tuttavia, per il mondo del caffè in Italia, questo diventa un problema. Nel nostro Paese, infatti, il caffè non è un prodotto come tanti, ma un bene primario, quasi ‘garantito per legge’, oltre a rappresentare una tradizione quasi ancestrale e un fil rouge che da sempre lega tutte le classi sociali. Per queste ragioni, sul mercato non si è sviluppata l’idea di poter differenziare l’offerta, anche alzando l’asticella verso l’alto in presenza di materie prime di maggiore qualità o livelli di servizio ed esperienza superiori.
Si tratta, però, di un corto circuito culturale che va risolto, perché il rischio è che, a fronte dei grandi player, in grado di mantenere la loro posizione grazie alle economie di scala, le centinaia di torrefazioni italiane, spesso piccole, rimangano schiacciate dai costi crescenti e dall’impossibilità di aumentare i prezzi. Solo superando questo gap si potrà garantire un ulteriore sviluppo e arricchimento di questa industria, che rappresenta uno dei pilastri fondamentali della cucina e dello stile di vita italiani e che ci ha resi celebri nel mondo.

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