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La tendenza ‘self-care’ guida le operazioni di m&a nel food&beverage

La tendenza ‘self-care’ guida le operazioni di m&a nel food&beverage

by Redazione
4 Giugno 2026

Più attenzione alla salute e nuove abitudini figlie di un tessuto sociale in mutamento. Così come cambiano i consumi, ecco adeguarsi gli investitori che, oggi più che mai, focalizzano le proprie operazioni verso le categorie in grado di intercettare i bisogni legati alla cura di sé e alla praticità, non senza i freni di un contesto economico particolarmente sfidante. Secondo l’ultimo European Food & Beverage Market Update di Clearwater, società di corporate finance, nei primi nove mesi del 2025, in Europa, l’attività M&A relativa al food & beverage ha registrato un calo a volume del 14%, su cui hanno pesato “le persistenti incertezze macroeconomiche” e “un contesto regolatorio più complesso”.

In questo quadro, l’Italia ha mostrato un dinamismo in linea con quanto osservato a livello europeo. “L’attrattività degli asset legati al made in Italy continua a rappresentare un elemento distintivo per gli investitori internazionali, soprattutto nei segmenti capaci di coniugare qualità, identità di prodotto e posizionamento premium”, ha commentato Andrea Pagliara, managing partner di Clearwater Italia. “Anche sul fronte dell’export emergono segnali incoraggianti. Negli Stati Uniti, per esempio, il mercato aveva registrato rallentamenti a causa dell’incertezza sui dazi, ma tali criticità pare si stiano superando. Le più recenti indicazioni normative, infatti, sembrano ridurre l’impatto delle accise sui prodotti, favorendo gli investitori che hanno continuato a credere in questi asset e a lavorare su potenziali operazioni”.

FOCUS SULLA CURA DI SÉ

Nel 2025, complice la crescente attenzione a intolleranze e sensibilità alimentari, si è consolidato il trend del self-care, con una conseguente diffusione di prodotti poco processati, free-from, nuts & seeds, farine speciali, snack vegetali e bevande a basso contenuto alcolico. Allo stesso tempo, i cambiamenti nel tessuto sociale – tra cui l’aumento delle famiglie con doppio reddito e stili di vita sempre più frenetici – stanno rafforzando la domanda di alimenti pronti o surgelati, soprattutto quando associati a ingredienti sani e a un profilo nutrizionale equilibrato. “Nel complesso, queste dinamiche stanno ridefinendo le priorità strategiche degli operatori del settore e rendono particolarmente attrattive, anche in ottica M&A, le categorie legate a salute, praticità e valore nutrizionale”. Lo scorso anno, per esempio, il gruppo italiano Healtion (conosciuto precedentemente come Probios Group)*, controllato da Agreen Capital, ha rilevato la maggioranza di Bms e il 30% de Il Nutrimento con l’obiettivo di continuare il proprio percorso verso la creazione di un polo europeo nel settore salutistico, free-from e biologico. “Si osserva inoltre un forte sviluppo dei cosiddetti prodotti di servizio, ad esempio le monoporzioni, ma anche di piatti pronti freschi e surgelati. Un dinamismo simile si vede anche nel comparto bakery, inclusi prodotti come pizza, focaccia e pinsa, con operazioni sia da parte di fondi di private equity sia di operatori industriali, anche a livello internazionale”. Tra le principali operazioni italiane in questi ambiti si segnalano quelle di Millbo, controllata dal private equity Apheon, che ha comprato la statunitense Cain Foods Industries per rafforzare la posizione di fornitore per i panifici industriali che cercano soluzioni naturali; e Casa della Piada, controllata da Wisequity VI, che ha acquisito Pizze Vincenti, creando un gruppo da 50 milioni di euro.

PROSEGUE LA SETE D’ACQUA

Così come l’anno precedente, che si era contraddistinto da operazioni che hanno coinvolto, per esempio, Leonardo Maria Del Vecchio con Fiuggi e Sant’Anna con Eau Neuve, anche il 2025 ha avuto ‘sete’ di investimenti in ambito idrico. Un trend che rientra nel già anticipato ‘self-care’, come testimonia Wellness Holding, società della famiglia Alessandri, fondatrice di Technogym, che ha acquisito una partecipazione nell’acqua di alta gamma Filette. “Filette, un marchio che coniuga etica, qualità e posizionamento premium – ha commentato Nerio Alessandri, presidente di Wellness Holding – sposa perfettamente il nostro progetto di lungo termine di migliorare la qualità della vita delle persone attraverso la prevenzione per una sana longevità”. Tra le altre operazioni si contano quelle del fondo di private capital Italian Fine Food, che ha acquisito Bracca-Pineta con l’obiettivo di creare un polo nazionale dell’acqua di qualità, e di Gruppo San Benedetto che prima ha rilevato lo stabilimento di imbottigliamento delle fonti Sandalia e Giara di Villasor (Cagliari), e poi, a inizio 2026, ha rafforzato la propria presenza in Ungheria, dove è già presente con Magyarvíz, specializzata nella produzione, distribuzione e commercializzazione di acqua minerale, acquisendo Gramex 2000, attiva nella produzione di bevande analcoliche.

IL VINO SI RAFFORZA LUNGO LA FILIERA

Nel 2025 le transazioni in ambito vino in Italia hanno riguardato principalmente i big del settore che, forti di importanti dimensioni e risorse, hanno realizzato deal seguendo apparentemente tre principali linee strategiche: espansione e rafforzamento della presenza nei mercati chiave, consolidamento e valorizzazione degli asset premium, riassetti industriali e ottimizzazione della filiera, il tutto anche alla luce delle difficoltà economiche e delle tematiche di passaggio generazionale che affliggono le realtà più piccole. Complici i dazi statunitensi, le cantine italiane hanno consolidato la presenza Oltreoceano, come ha fatto Marchesi Antinori con Arcadia Vineyards in Napa Valley, Herita Marzotto Wine Estates con Marsh Estate in Oregon, a cui ha fatto seguito, nelle più recenti settimane, l’acquisizione dei vigneti Domaine Lumineux nella medesima area, e Argea, controllata dal fondo Clessidra, con l’importatore Winesu. Dopo la grande assenza del 2024, i fondi, sebbene ancora un po’ in sordina, hanno ripreso alcune operazioni al fine di incrementare il posizionamento delle proprie realtà già a portafoglio. Tenuta Ulisse, che fa capo a White Bridge Investments, ha rilevato cantina Cirelli in Abruzzo e Montevetrano in Campania; mentre Fantini Group, di proprietà di Platinum Equity, ha acquisito i vigneti e le strutture di proprietà di Venta la Vega in Spagna, così da aumentare i volumi di produzione e di continuare ad elevarne i livelli qualitativi. “Se in precedenza il comparto del vino era molto attenzionato dai fondi di investimento, negli ultimi anni il ritmo si è ridotto soprattutto per un tema legato ai consumi: sono cambiate le preferenze, e certe tipologie di vino risultano meno di moda rispetto al passato”, afferma Pagliara. “Inoltre inizia ad emergere anche un tema di exit, a seguito di holding period piuttosto lunghi, apparentemente meno semplici da realizzare rispetto al passato, proprio alla luce di un mercato in contrazione”.

Lo scorso anno, in Sicilia, sono sbarcati per la prima volta Frescobaldi, che ha comprato una quota di minoranza di Tenuta delle Terre Nere, e Pasqua Vini, che ha rilevato  il 70% della cantina Sangue d’Oro, progetto vitivinicolo dell’attrice ed ex modella Carole Bouquet. Pasqua Vini è inoltre entrato come partner di minoranza nel marchio americano Real Wine del produttore Charles Smith, per il quale distribuirà, a livello internazionale, i brand K Vintners, Sex e appunto Real Wine. Ed è infatti interessante notare le molteplici operazioni svolte lungo la filiera, con diverse cantine che hanno acquisito quote nei propri distributori: oltre alla già citata Argea in Usa, si ricorda che la maison di champagne Philipponnat ha rilevato il 50% del suo importatore italiano Moon Import; Vallepicciola è entrata con una quota di minoranza in Balan; mentre, a inizio 2026, Damilano Gruppo ha acquisito Morra. A monte, invece, Mack & Schühle Italia ha comprato il 75% di Vinicola Antonio Divella, così da verticalizzare il processo produttivo, diventando operativo nella trasformazione diretta delle uve. Italian Wine Brands, invece, ha ceduto il ramo d’azienda di Valle Talloria (Diano d’Alba) a Gruppo Caffo 1915, che vuole utilizzarlo per crescere con il neoacquisito Cinzano.

RAZIONALIZZAZIONE PER I BIG DEGLI SPIRITS

Il 2025 è stato l’anno in cui i grandi gruppi di spirits, italiani e internazionali, hanno messo a terra i propri piani di razionalizzazione del portafoglio al fine di concentrarsi sul core aziendale e, in particolare, sui marchi globali a discapito di quelli locali. Campari, che, così come annunciato dal CEO Simon Hunt, potrebbe arrivare a cedere fino a 30 brand, ha venduto realtà come Cinzano e Frattina a Gruppo Caffo 1915 per 100 milioni di euro, nonché il retailer online Tannico (acquisito nell’ambito della joint venture con Moët Hennessy) al gruppo francese Castel-Vins. E anche Amaro Averna e Zedda Piras a Illva Saronno sempre per 100 milioni di euro. Di contro, per quest’ultima, l’acquisizione dei due brand è un ulteriore passo nel proprio percorso di espansione tramite acquisizioni iniziato ormai da diversi anni e che nel tempo ha coinvolto i marchi Tia Maria, Sagamore Rye Whisky ed Engine Gin. Il processo di razionalizzazione riguarda anche altri big mondiali, tra cui Pernod Ricard, che ha ceduto diversi brand in ambito vino, e Diageo, che ha dismesso diverse partecipazioni e, in Italia, ha venduto il suo unico stabilimento produttivo nel Paese – Diageo Operations Italy, situato in provincia di Cuneo, a NewPrinces, gruppo agroalimentare con sede a Reggio Emilia. 

PROSPETTIVE FUTURE

“Il rallentamento dell’inflazione, la stabilizzazione dei tassi e il miglioramento del sentiment dei consumatori, potrebbero favorire una ripresa delle attività M&A mirate”, conclude Pagliara. “Il mercato, al momento, adotta un approccio più tattico e selettivo, con deal di dimensioni medio-piccole, strutture più flessibili e focus su asset resilienti lungo la catena del valore”. Visti i trend a livello di consumo, a cui si aggiunge la contrazione del potere d’acquisto dei consumatori, con un conseguente aumento dei consumi domestici, “è possibile un incremento delle acquisizioni strategiche nei segmenti health&wellness, ingredientistica, convenience e functional beverages, sostenuto anche dai livelli record di capitale liquido attualmente disponibili presso i fondi di private equity”.

*Notizia modificata alle 9.45 del 5 giugno 2026

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