C’è un neologismo che, soprattutto dopo il Covid, ha cambiato il modo di viaggiare dei professionisti: il bleisure, ovvero la fusione di business e leisure. Non è una moda passeggera, ma una trasformazione strutturale nel modo in cui chi lavora concepisce il viaggio professionale. E il mondo del vino non poteva restarne immune. La domanda, allora, è semplice: le grandi fiere del vino stanno evolvendo insieme alle esigenze degli addetti ai lavori, ovvero espositori e visitatori?
I numeri raccontano dinamiche diverse tra le principali fiere europee. ProWein, che si tiene a Düsseldorf, ha registrato negli ultimi anni una significativa contrazione di espositori e visitatori. In controtendenza Wine Paris, organizzata nella capitale francese, continua invece a crescere, rafforzando il proprio posizionamento come appuntamento sempre più centrale nel panorama vinicolo europeo e internazionale.
Il successo francese dipende da una molteplicità di fattori, tra cui la posizione anticipata nel calendario e la rilevanza del suo mercato vitivinicolo. Ma meritano attenzione anche altri due aspetti: la facilità logistica e la capacità di attrazione della città. Parigi offre collegamenti aerei capillari con tutto il mondo e un’ampia disponibilità alberghiera, elementi che incidono direttamente sui costi di partecipazione, tema cruciale per gli operatori del settore. A ciò si aggiunge un’offerta culturale, gastronomica e di servizi che contribuisce ad aumentare l’attrattività dell’evento e della destinazione.
Non è un caso, infatti, che la Francia abbia concentrato nella capitale il proprio principale appuntamento fieristico del vino, dove oggi converge anche l’eredità di Vinexpo, per decenni simbolo di Bordeaux. Una scelta che ha privilegiato accessibilità, servizi e attrattività internazionale rispetto al legame con un singolo territorio. In un mondo globalizzato e multicanale, una fiera non compete più solo con altre fiere, ma anche con il tempo e le risorse di chi vi partecipa.
Ecco quindi che accessibilità, qualità dei servizi e capacità di attrarre operatori internazionali diventano elementi sempre più strategici. Per questo il legame con il territorio resta un valore, ma non può trasformarsi in un vincolo. Modelli più flessibili mostrano come queste leve possano incidere sul posizionamento di un evento. Una riflessione che potrebbe riguardare anche Vinitaly, chiamata a confrontarsi con un mercato sempre più fluido e internazionale, in cui la sfida non si giocherà più solo sul pregio delle cantine presenti, espressione dell’ormai riconosciuta eccellenza italiana, ma sulla capacità degli organizzatori di renderla un vero place to be.