Nel primo quadrimestre, l’export di vino italiano verso i Paesi extra-Ue accenna ad un timido miglioramento, ma rimane negativo. Nello specifico, i dati elaborati dall’Osservatorio Uiv riportano un calo a valore dell’8,5% (il trimestre aveva chiuso a -11%) per oltre 1,36 miliardi di euro.
“A frenare la discesa ha contribuito soprattutto la domanda statunitense”, si legge in una nota, che ha segnato una lieve inversione di rotta (+1,6%), dopo dieci mesi consecutivi di flessione. Il saldo del quadrimestre relativo al mercato americano, infatti, si è attestato a -15,4%, alleggerendo di cinque punti il passivo del solo primo trimestre (-20,5%).
Quello americano “rimane di gran lunga il nostro primo mercato, sia allo stato attuale che in chiave prospettica”, ha raccontato il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi. “Per questo è importante mantenere e preservare la decennale alleanza commerciale anche in vista del prossimo 24 luglio, quando l’amministrazione Usa definirà il nuovo quadro normativo delle tariffe”.
“Una boccata d’ossigeno – riporta l’Osservatorio – che incide poco su un mercato ancora compresso, ma che può rappresentare un primo timido segnale di riequilibrio, a patto che si riattivino adeguatamente i consumi”.
Considerando il mercato domestico statunitense, i consumi di vino nei primi cinque mesi si sono chiusi con un ulteriore gap generale dei volumi a -10,1%. L’Italia perde meno (- 7,3%), ma solo grazie agli spumanti (-2%) e segnatamente al Prosecco (+1,8%), mentre sfiora la doppia cifra la contrazione di bianchi e rossi.
