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Vino italiano a +8,5% nei 12 mesi. Tiene la redditività

Export di vino italiano in calo a valore (-3,7%) e a volume (-1,9%) nel 2025

by Redazione
11 Marzo 2026

I dazi statunitensi hanno affossato l’export di vino italiano. Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini sulla base dei dati Istat, le esportazioni sono arretrate a 7,78 miliardi di euro nel 2025, pari a una flessione del 3,7% corrispondente a 330 milioni di euro.

“La performance a valore è stata fortemente condizionata dai dazi statunitensi e dalle dinamiche da essi innescate nel secondo semestre, come la svalutazione del dollaro”, fanno sapere da Uiv. Se infatti nella prima parte dell’anno le esportazioni complessive erano in aumento dello 0,3%, nei sei mesi successivi il calo ha toccato il 7,3%. 

Nello specifico dei mercati, gli Usa hanno riportato un -9,2% a 1,76 miliardi di euro (frutto di un +5,3% nel primo semestre e di un -23% nel secondo); mentre l’extra-Ue ha registrato una frenata del 6,4% (-11,6% nel solo secondo semestre) a 4,6 miliardi di euro, complici il -3,9% in Uk, il -5,9% in Canada, il -4,2% in Svizzera e il -16% in Russia.

In tenuta, invece, i mercati Ue (+0,5%) a quasi 3,2 miliardi di euro, grazie a Germania (+0,6%, a 1,1 miliardi di euro), Francia (+3,6%) e Paesi Bassi (+5,6%).

Tra i top 12 Paesi terzi, solo il Brasile registra una crescita (+3,8%).

Tra le regioni, segno negativo per le tre capofila: il Veneto a -1,2% (2,9 miliardi di euro), la Toscana (-2%) e il Piemonte (-2,2%). Lato tipologie, a valore perdono meno gli spumanti (-2,5% a 2,3 miliardi di euro) rispetto a fermi e frizzanti (-4,3% a 5 miliardi di euro).

Nel complesso, il gap rispetto allo scorso anno segna -300 milioni di euro, per un saldo attivo con l’estero che, pur rimanendo nella top 5 dei principali comparti del made Italy per bilancia commerciale, scende del 4,3% a 7,2 miliardi di euro.

Allo stesso modo risultano in calo i volumi, che hanno riportato un -1,9% per un totale di 21 milioni di ettolitri spediti. 

“L’Europa ha calmierato la perdita e proprio da qui dobbiamo ripartire: il mercato interno offrirebbe enormi margini di crescita se si superasse la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno al 45% sui beni manifatturieri”, ha detto Lamberto Frescobaldi, presidente di Uiv. “La ‘sveglia’ generata dai dazi ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l’orizzonte dei mercati terzi, con attivismo commerciale, approccio manageriale e condivisione strategica con le istituzioni”. 

“Le difficoltà incontrate nei Paesi terzi nel secondo semestre sono senza precedenti, in particolare negli Usa si registra un calo nel periodo che sfiora il 23% e punte del -28% dei rossi fermi in bottiglia, oltre a una contrazione del prezzo medio del 10,8%”, ha aggiunto il segretario generale Paolo Castelletti. “Una condizione anomala del mercato che si riflette anche nelle dinamiche accusate dai competitor: la Francia, che rimane primo supplier con 1,9 miliardi di euro, chiude l’anno con un calo doppio rispetto al nostro (-18,8%, -39,1% nel secondo semestre). Paradossalmente l’Italia, perdendo meno degli altri, si ritrova con quote di mercato più alte rispetto all’anno scorso. Una vittoria di Pirro che avremmo preferito conseguire attraverso la crescita”.

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