René Redzepi lascia la cucina del Noma, celebre locale di Copenaghen tre stelle Michelin, nonché definito per cinque anni miglior ristorante al mondo dalla World’s 50 Best Restaurants. La decisione arriva dopo un’inchiesta uscita qualche giorno fa su The New York Times, che ha raccolto accuse di abusi in cucina inflitti da lui, tra il 2009 e il 2017, ai danni di 35 ex dipendenti. Alcuni hanno dichiarato di aver lavorato in un ambiente intimidatorio e violento, di essere stati colpiti fisicamente da utensili della cucina o spinti contro i muri, che andare a lavoro “fosse come andare in guerra” e di aver subito traumi psicologici.
A seguito di queste testimonianze, lo chef – che aveva fondato il ristorante nel 2003 insieme all’imprenditore danese Claus Meyer – ha dichiarato, attraverso un post sul proprio profilo Instagram, di “fare un passo indietro e permettere ai nostri straordinari leader di guidare il ristorante verso il prossimo capitolo. Siamo aperti da 23 anni e sono incredibilmente orgoglioso della nostra gente, della nostra creatività e della direzione in cui Noma sta andando”. A questo post se ne aggiunge un altro di scuse, dove Redzepi, che si è dimesso anche dal consiglio di Mad, l’organizzazione no-profit che ho fondato nel 2011, ha spiegato di aver “lottato con la propria rabbia per anni e di assumersi la responsabilità dei propri errori”.
Nelle stesse ore della bufera mediatica, alcune aziende, come Cadillac e Resy (American Express) sembrano aver ritirato la loro sponsorizzazione per le attività del Noma.
A gennaio 2023 il Redzepi aveva annunciato di voler “cambiare veste”, chiudendo per qualche anno il ristorante di Copenaghen. Dal 2025 il locale nella città danese non ha ancora riaperto, ma nel frattempo il team ha avviato un’attività di ristorazione temporanea a Los Angeles, che rimarrà aperta fino a giugno 2026, offrendo una proposta complessiva di menu e bevande a 1.500 dollari.
