Si scaldano i motori per l’Alto Adige Wine Summit, la rassegna organizzata dal Consorzio Vini Alto Adige che, per la prima volta, apre le porte anche al pubblico professionale nazionale. Quest’anno, infatti, il summit biennale, oltre alla stampa, che sarà ospite dal 4 al 6 settembre, accoglierà eccezionalmente ristoratori, enotecari e sommelier dal 7 all’8 settembre. L’evento si svolgerà tra Castel Mareccio e il Noi Techpark di Bolzano e offrirà la possibilità di degustare 365 etichette provenienti da 98 aziende altoatesine, segnando anche i 50 anni della Doc Alto Adige e il riconoscimento delle 86 Uga – unità geografiche aggiuntive. Queste sono state introdotte dalla vendemmia 2024, rappresentando il 6% della produzione.
“Storicamente l’evento era rivolto esclusivamente alla stampa nazionale e internazionale, ma quest’anno abbiamo deciso di aprirlo anche al trade italiano”, racconta a Pambianco Wine&Food Eduard Bernhart, direttore del Consorzio. “Credo sia un passo molto positivo, con tante etichette da scoprire e occasioni di degustazione. L’obiettivo è dialogare e raccontare il vino in tutte le sue sfumature, anche attraverso il territorio di origine”.
Proprio la scoperta del territorio rientra tra gli aspetti su cui il Consorzio vuole spingere, con eventi ad hoc e incoming turistici. “L’enoturismo è un asset strategico per tutte le realtà vitivinicole, perché ci permette di far conoscere i nostri vini, i prodotti e il territorio a un pubblico appassionato”. In questo senso è nato Wine&Bike: progetto realizzato dal Consorzio Vini Alto Adige in collaborazione con Idm Südtirol, catalizzatore per lo sviluppo economico sostenibile dell’Alto Adige, che unisce cicloturismo ed enologia. L’iniziativa conta otto tour tematici e coinvolge più di 100 cantine consultabili tramite l’app Komoot. Tra i percorsi, emergono ‘vino & architettura’, ‘dal Gewürztraminer al Pinot Nero’ e ‘castelli, vigneti e cantine prestigiose’. “Il progetto Wine&Bike sta andando molto bene – prosegue Bernhart – e in autunno lanceremo un sito dedicato, che proporrà anche una selezione dell’offerta enoturistica dei nostri associati”.
All’accoglienza ‘in casa’, si aggiunge l’espansione all’estero. “Per una regione come la nostra, l’internazionalizzazione resta fondamentale”, spiega Bernhart. “Il prossimo anno ci attiveremo con l’Ocm in Australia: il progetto è già stato presentato e sono state programmate masterclass. Alcuni produttori sono già presenti sul mercato australiano, quindi potremo lavorarci anche noi come consorzio, unendo le forze per organizzare presentazioni ed eventi. Inoltre, abbiamo aperto la Danimarca e ci siamo attivati anche in Svezia. Il mercato italiano resta il più importante – Alto Adige e Italia rappresentano complessivamente più del 60% del nostro fatturato – ma è fondamentale guardare oltre i confini”.
