Dopo un 2024 da record per l’export di food&beverage italiano, chiuso superando i 58 miliardi di euro (+9%), il primo semestre 2025 ha registrato un +6%, secondo l’Osservatorio Nomisma per Italia del Gusto. Risultati guidati, si legge nella nota, anche dall’effetto-prezzi. Per esempio, cacao e cioccolata hanno segnato un +30% a valore, a fronte di un -5% a volume, così come caffè, tè e spezie hanno realizzato +23% a valore e -3% a volume.
Risultati più omogenei – con crescite a valore e a volume – si registrano invece per i prodotti lattiero-caseari (rispettivamente +16% e +5%), bakery (+8% e +4%) e acque minerali (+6,5% e +6%), derivati della carne (+6% e +2%).
In calo, invece, vino (-0,5% e -3%), aceti (-2% e -2%) e spirits (-3% e -10%). L’olio d’oliva, nonostante un +23% a volume, ha registrato un drastico calo del valore a -13%.
“Lo scenario globale evidenzia un’alterazione negli scambi di prodotti alimentari, principalmente a causa degli impatti della politica commerciale dell’amministrazione americana, con effetti che vanno oltre il commercio diretto verso gli Stati Uniti, estendendosi ad altri mercati di sbocco del nostro food&beverage”, ha dichiarato Denis Pantini, responsabile agrifood di Nomisma. “Lo sviluppo di nuovi mercati, in una logica di diversificazione, diventa quindi prioritario in questo nuovo contesto geopolitico, da perseguire anche attraverso il supporto istituzionale (ad esempio, mediante nuovi accordi di libero scambio) e sinergie promozionali e commerciali tra imprese”.
Tra i mercati chiave dell’export emergono ovviamente gli Stati Uniti, con un +12% a 3,9 miliardi di euro, per cui l’Italia è il terzo fornitore con il 6% di quota. Sempre nel Paese a stelle e strisce, dopo il front-loading pre-dazi (+14% nel Q1), vari segmenti hanno rallentato nel Q2 (vino da +17% a -10%, formaggi da +18% a -41%). Invece la Spagna è tra i mercati più dinamici d’Europa, con acquisti di prodotti italiani del +13% a 1,2 miliardi; guidati da forti formaggi (+65%) e bakery (+55%). La Polonia rappresenta invece il terzo sbocco Ue per l’Italia, con un +16% a 0,8 miliardi, con performance particolarmente forti per cioccolato, forno e formaggi.
“La forza dell’export italiano sta nella capacità di unire qualità e diversificazione. Ma nel nuovo scenario globale, la competitività dipenderà sempre più da strategie comuni e da un presidio costante dei mercati”, ha concluso Pantini.
