Prosegue la crisi di Terre d’Oltrepò. Dopo anni turbolenti (dall’inchiesta per il vino adulterato agli ultimi bilanci in rosso), la più grande cooperativa vinicola della Lombardia, nata nel 2008 dalla fusione tra la Cantina Sociale Intercomunale di Broni e la Cantina di Casteggio, è stata sottoposta, dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla gestione commissariale.
Luigi Zingone, in qualità di commissario, ha “pieni poteri per garantire la prosecuzione delle attività vitivinicole e, qualora ne ricorrano i presupposti, procedere al risanamento dell’impresa”, si legge in una nota del Ministero.
La decisione, prosegue la nota, “è stata adottata per affrontare la grave crisi economico-finanziaria determinata dalla riduzione della produzione, dalle forti tensioni interne e dal concreto rischio legato alla prossima vendemmia, crisi che ha portato alle dimissioni del consiglio di amministrazione e all’impossibilità di costituirne uno nuovo”. Nell’esercizio chiuso il 20 giugno 2024, la cooperativa ha registrato ricavi per 27,4 milioni, con un ebitda al 7,6%, contro i 28,3 milioni del 2023 e i 35,1 milioni del 2021. I debiti attuali, si legge su fonti stampa, sarebbero nell’ordine dei 40 milioni di euro.
“La Cantina Terre d’Oltrepò rappresenta una realtà strategica non solo per il territorio pavese ma per l’intera Lombardia”, commenta l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi. “Regione seguirà con attenzione questo percorso, nell’interesse dei soci, dei lavoratori e di tutta la filiera vitivinicola che ha bisogno di guardare con fiducia al futuro”.
