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Usa, vino tricolore a due velocità nel Q1: su l’import (+2,6%), giù i consumi

Dazi Usa fissati al 15%. Per esenzione vino e distillati “trattative ancora in corso”

by Redazione
28 Luglio 2025

“Le trattative (su possibili esenzioni per il vino, ndr) sono ancora in corso, al momento non c’è una tempistica precisa, ma sembrano esserci progressi più significativi sul fronte dei distillati”. È quanto riportato da Ansa su fonti Ue all’indomani dell’accordo sui dazi firmato tra Stati Uniti ed Europa, che prevede una tariffa del 15% sulle merci del vecchio continente esportate in America (nell’era pre-Trump, i normali dazi doganali sul vino si attestavano in media al 2,9 per cento). Una notizia che tiene i produttori di alcolici italiani con il fiato sospeso, nella speranza che la scure del presidente americano non cali su un settore che vede negli Stati Uniti il suo primo mercato estero per le esportazioni. Il vino italiano, per esempio, esporta negli Usa il 24% del valore totale dell’export, contro il 20% della Francia e l’11% della Spagna (dati Unione italiana vini).

“Con i dazi al 15% il bicchiere rimarrà mezzo vuoto per almeno l’80% del vino italiano (ovvero quello che si colloca nella fascia ‘popular’, a un prezzo franco cantina di 4,2 euro al litro, ndr)“, afferma Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini. “Il danno che stimiamo per le nostre imprese è di circa 317 milioni di euro cumulati nei prossimi 12 mesi, mentre per i partner commerciali d’oltreoceano il mancato guadagno salirà fino a quasi 1,7 miliardi di dollari. Il danno salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione”. Ora sarà necessario “assumersi il mancato ricavo lungo la filiera per ridurre al minimo il ricarico allo scaffale. Secondo le nostre analisi, a inizio anno la bottiglia italiana che usciva dalla cantina a 5 euro veniva venduta in corsia a 11,5 dollari; ora, tra dazio e svalutazione della moneta statunitense, il prezzo della stessa bottiglia sarebbe vicino ai 15 dollari. Con la conseguenza che, se prima il prezzo finale rispetto al valore all’origine aumentava del 123%, da oggi lieviterà al 186 per cento”.

I dazi al 15% “infliggeranno un duro colpo al Brunello di Montalcino, principale simbolo del made in Italy enologico negli Stati Uniti, e metteranno a dura prova la resistenza delle aziende”, aggiunge Giacomo Bartolommei, presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino. “Il mercato americano vale il 30% delle nostre esportazioni, pari a oltre tre milioni di bottiglie, e in questo scenario sarà difficile, se non impossibile, riallocare l’invenduto nel breve periodo su altre piazze. Per questo è necessario procedere celermente sulla via di nuovi negoziati commerciali, a partire dal Mercosur, per aprire nuove rotte. Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino, comunque, continuerà a presidiare il mercato statunitense. Infatti, abbiamo già confermato tutti gli appuntamenti del 2026 come il Benvenuto Brunello a New York e la partecipazione al Food e Wine ad Aspen, uno dei festival più importanti del settore negli Usa. Al contempo stiamo predisponendo un piano rafforzato di promozione in Asia”.

“Alle istituzioni – puntualizza invece Massimo Romani, CEO di Argea – chiediamo di continuare a sostenere con forza il vino e l’agroalimentare italiano nei tavoli internazionali, affinché i prodotti della terra possano almeno beneficiare di una protezione commerciale adeguata. Qualora i dazi dovessero invece essere confermati nel lungo periodo, è fondamentale prevedere misure di sostegno specifiche per il comparto agroalimentare: strumenti agili ed efficaci, capaci di compensare almeno in parte il danno competitivo e tutelare la tenuta economica delle aziende. In gioco non c’è solo la redditività di un settore strategico, ma anche la capacità di garantire occupazione, presidio del territorio e continuità produttiva in uno scenario globale sempre più instabile”.
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