La ristorazione italiana ha registrato 10.719 nuove aperture nel 2024, ma le cessazioni sono state quasi tre volte tante: 29.097, per un saldo negativo pari a -18.378 imprese. È quanto emerge dal Rapporto Ristorazione 2025 curato da Fipe-Confcommercio, secondo cui un terzo delle chiusure ha colpito il Nord Italia e il tasso di sopravvivenza delle imprese, a cinque anni dalla nascita, non supera il 53%. In altri termini, quasi la metà delle aziende che aprono chiude prima del quinto anno di vita.
Nel complesso, le imprese attive nei servizi di ristorazione in Italia sono 327.850 (-1,2%), di cui oltre 195mila operano come ristoranti, quasi 128mila come bar (che registrano la contrazione più importanti pari al -3,3%), mentre il resto si suddivide tra catering, banqueting e mense. I giovani under 35 sono titolari del 12,3% delle attività e oltre 47mila realtà sono condotte da imprenditori stranieri.
Sul fronte del lavoro, il settore si conferma ad alta intensità occupazionale, con una dinamica in crescita: nel 2024 i dipendenti dei pubblici esercizi sono stati oltre 1,1 milioni, in aumento di circa 70mila unità rispetto all’anno precedente (+6,7%). La forza lavoro è giovane e diversificata: quasi il 40% dei lavoratori ha meno di 30 anni, le donne rappresentano il 50,7% del totale e gli stranieri il 28% (+11,8%). Tuttavia, si legge nel report, persiste una difficoltà strutturale nel reperire personale qualificato, aggravata da un mismatch tra domanda e offerta di competenze. Il tempo indeterminato rappresenta il 60% dei contratti.
Tra le evidenze economiche più significative emerse dal rapporto, spicca l’aumento del valore aggiunto generato dal settore, che nel 2024 ha raggiunto quota 59,3 miliardi di euro, segnando una crescita reale dell’1,4% rispetto al 2023.Sul fronte dei consumi, nel 2024 questi sono aumentati superando i 96 miliardi di euro (+1,6% in termini reali sul 2023), ma ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia (-6%).
