Il vino italiano ha dimezzato il numero di compravendite rispetto alla stagione scorsa. Pesa soprattutto la frenata delle vendite del settore e l’instabilità a livello internazionale. E sul 2025 regna incertezza, così come si protrae l’assenza dei fondi di investimento.
Dopo gli ultimi anni piuttosto dinamici, nel 2024 si è assistito a un forte rallentamento sul fronte delle acquisizioni vinicole italiane. Un calo delle transazioni – passate da 16 nel 2023 a otto lo scorso anno – abbastanza prevedibile, alla luce della flessione dei consumi con conseguente frenata degli investimenti. “L’incertezza regna sovrana e ha assottigliato il numero di acquisizioni a fronte comunque di un apprezzamento dei vigneti che non ne ha risentito in maniera troppo negativa”, commenta a Pambianco Wine&Food Magazine Alessandro Santini, membro esecutivo del board di Ceresio Investors, gruppo finanziario svizzero. “Il calo delle vendite ha, dunque, mediamente ridotto i fatturati delle aziende di vino del 7-8%, raffreddando le ambizioni degli investitori. Inoltre, l’empasse che si rischia ora di generare sul mercato statunitense a causa dei dazi consiglia di muoversi con estrema cautela ed essere attendisti”. Bilancio alla mano, l’anno che si è appena archiviato ha comunque segnato operazioni interessanti, registrate in zone diverse del Belpaese, molte delle quali orientate, da parte dell’acquirente, ad assicurarsi vigneti capaci di fornire uve di qualità per ottenere vini premium e di appeal a livello nazionale e internazionale.
Prosegue l’espansione Usa di Antinori
Lo scorso anno Marchesi Antinori ha rafforzato la sua posizione negli Usa, mercato altamente strategico e dove nel 2023 ha generato ricavi per 73 milioni di euro, il +28% rispetto all’anno prima. La storica cantina toscana ha atteso l’inizio della scorsa estate per annunciare il controllo totale di Col Solare. Con questa operazione, la famiglia Antinori finalizza un percorso iniziato 30 anni fa quando venne creata questa cantina americana, 11 ettari localizzati nello stato di Washington, frutto di una joint venture tra la stessa Marchesi Antinori e Chateau Ste. Michelle. Ma non solo. È poi notizia di questie settimane l’acquisizione di Arcadia Vineyards, 34 ettari vitati, che permette ad Antinori di essere più competitivo nella Napa Valley.
I vini di tendenza fanno gola agli investitori
Venendo a ciò che è successo sul mercato italiano, gli accordi sono avvenuti in diverse fette di territorio. Leone Alato, holding agroalimentare del Gruppo Generali, che nel 2023 ha registrato un fatturato di 20 milioni di euro, nella sua strategia di ampliamento di un’offerta sempre più focalizzata sulla qualità, ha indirizzato lo sguardo verso i Colli Tortonesi, mettendo a segno l’acquisizione di Vigneti Fassone, cantina situata nel cuore del Monferrato, nel cui portafoglio primeggia il Timorasso, oggi tipologia di vino molto ricercata sulla scia del successo generale dei ‘bianchi’ e che sta ottenendo interesse anche come abbinamento ideale alla cucina locale piemontese. Alla luce di questa operazione, i vini della cantina acquisita saranno saranno quindi dismessi con questo marchio per andare a potenziare il portafoglio della cantina Bricco dei Guazzi, a Casale Monferrato, già di proprietà del gruppo assicurativo che l’acquisì nel 1978.
Spostandosi verso Est, e rimanendo nell’ambito dei vini bianchi, c’è un territorio che è entrato da alcune stagioni nel radar degli investitori. Stiamo parlando del Collio, protagonista, nel 2024, di due operazioni. Qui Fantinel, dopo avere consolidato un bilancio 2023 con ricavi pari a 24,5 milioni di euro, ha rilevato Vidussi Gestioni Agricole. In questo modo, il gruppo si assicura 30 ettari di vigneti a forte prevalenza di bacca bianca (Friulano, Pinot Bianco, Chardonnay, Ribolla Gialla), ma in grado di garantire anche una buona resa a bacca rossa (Cabernet Franc e Schiopetto). Un altro importante sodalizio conferma lo charme del Collio e dei suoi vini bianchi. Un’intesa che ha visto agire uno dei più conosciuti produttori della Valpolicella, ovvero Tommasi Family Estates, gruppo che nel 2023 ha registrato ricavi superiori a 30 milioni di euro, che ha acquisito una partecipazione nei marchi Marco Felluga e Russiz Superiore, che comunque manterranno una autonomia operativa e commerciale rispetto all’azienda veneta.
Succede poi che realtà enologiche del Sud si muovano verso Settentrione. E così, anche la Sicilia si è fatta ingolosire dall’Oltrepò, altra zona vitivinicola in espansione e ritenuto culla del Pinot Nero del Belpaese. In questi terroir lombardi, per l’appunto, si producono i tre quarti di quest’uva a livello nazionale. Spicca poi la produzione dello stesso Pinot Nero con Metodo Classico, che ha offerto al mercato un’ulteriore alternativa organolettica al variegato mondo delle bollicine. Delle potenzialità dell’Oltrepò, lo scorso anno se ne sono dunque accorti i titolari della cooperativa sicula Cantina Ermes che si è aggiudicata all’asta lo stabilimento di produzione e il marchio di Cantina Sociale di Canneto a Canneto Pavese (Pv). Scendendo verso il centro della Penisola, s’incontra una delle cantine che ha contribuito attivamente a rendere il Verdicchio un vino amato, diffuso su ampia scala e uscito da un contesto di nicchia per proiettarsi su mercati con più ampio respiro. Parliamo di Villa Bucci, realtà vitivinicola anconetana, che a luglio dello scorso anno è stata acquisita dalla famiglia Veronesi, a capo del gruppo Oniverse (già Calzedonia) al quale appartiene anche Signorvino.
Spirits: pochi deal, ma sul piatto grandi marchi
Una manciata di operazioni (sette), ma rilevanti, quelle registrate nel 2024 nel segmento dei liquori e distillati che hanno coinvolto gruppi italiani. Spicca la cifra di 1,08 miliardi di euro che Campari ha sborsato a Beam Suntory per garantirsi il controllo totale del noto marchio di cognac Courvoisier. Altra manovra che non è passata inosservata agli operatori del settore è quella messa a segno del Gruppo Montenegro che ha acquisito, dalla multinazionale Diageo, il 100% dello storico brand venezuelano Pampero, il rum più venduto sul mercato italiano. Un’operazione significativa per il gruppo bolognese che, in parallelo, si è anche assicurato, a partire da aprile di quest’anno, la distribuzione in Italia dei prodotti Rémy Cointreau. È stata poi una scalata apicale quella attuata da Illva Saronno Holding che, dopo avere acquisito nel 2021 il 25% del gin Engine, a inizio del 2024 ne ha rilevato il totale controllo. La multinazionale lombarda conserva quindi la distribuzione internazionale del distillato di ginepro creato quattro anni fa dall’imprenditore Paolo Dalla Mora, mentre quella italiana rimane affidata a Velier.
Prudenza nel 2025: pesa contesto economico e silenzio fondi
Veniamo all’anno in corso. Il primo trimestre del 2025 è partito con alcune operazioni di rilievo. La stagione si è infatti aperta con Herita Marzotto Wine Estates (già Santa Margherita Gruppo Vinicolo) che, dopo il cambio di naming, ha allargato la sua presenza negli Usa acquistando, attraverso la controllata Roco Winery, l’azienda agricola Marsh Estate, che con i suoi 21 ettari garantisce una folta produzione di uve (essenzialmente Pinot Nero) per conto terzi. Sempre nell’ottica di essere più forti sul mercato a stelle e strisce, su cui grava come una spada di Damocle la minaccia dei dazi, il gruppo Argea, a marzo, ha acquisito il capitale di WinesU, nome noto tra le società import statunitensi e proprietario di sette cantine e 11 etichette di vino presenti sul mercato con un fatturato 2024 di circa 35 milioni di euro. Si ricorda, sempre a tema Usa, la già precedentemente menzionata operazione di Marchesi Antinori in Napa Valley.
Riflettori puntati poi sull’Italia, precisamente tra la Valdichiara e la Valdipiatta, dove Michael Cioffi (Monteverdi Tuscany) ha comprato la cantina Valdipiatta, 22 ettari di vigneto situati a 300 metri s.l.m. e che ha permesso all’azienda di proprietà dell’avvocato americano di inserire in portafoglio una della più interessanti realtà produttive di Vino Nobile di Montepulciano. Inoltre, sempre nel mese di marzo, c’è stata l’acquisizione da parte di Philipponnat della metà di Moon Import, realtà che dal 1979 importava in Italia i prodotti della maison transalpina.
Al di là di questo inizio di stagione abbastanza scoppiettante (se paragonato allo stesso periodo del 2024), l’attuale incertezza che regna a livello di politica economica internazionale induce alla prudenza e, forse, il perpetrarsi dell’assenza di interlocutori forti dal punto di vista finanziario potrebbe ulteriormente frenare eventuali nuove intese. “Mi aspetto quest’anno meno accordi di compravendita, che però avverranno principalmente tra operatori del settore vitivinicolo”, prevede a tale proposito Santini. “C’è da annotare il silenzio dei fondi di private equity, come già successo lo scorso anno, che a mio parere tenderanno a rimanere spettatori fino a quando le turbolenze dei mercati non saranno del tutto cessate o comunque ridimensionate”.

