Campari chiude il 2024 con ricavi in crescita a 3,07 miliardi di euro (+5,2% sul 2023), leggermente sopra le stime degli analisti che, secondo i dati Lseg, si sono fermate a 3,02 miliardi. Di contro, l’ebit rettificato del gruppo a cui fanno capo brand quali Aperol, Wild Turkey ed Espolòn, è stato di 605 milioni, in calo del 2,2%, mentre l’ebitda rettificato si è attestato sui 733 milioni (+0,5%). L’utile rettificato è calato a 376 milioni (-3,7%) mentre l’utile netto è sceso fino a 202 milioni, in flessione del -39 per cento. L’indebitamento finanziario netto ha raggiunto quota 2,4 miliardi, in aumento di 523 milioni rispetto all’anno precedente, “dovuto principalmente alle acquisizioni e agli investimenti straordinari”, si legge in una nota.
In termini geografici, Americhe (45% delle vendite totali del gruppo) ed Emea (48% delle vendite) sono cresciute rispettivamente dell’8% e 4%, mentre l’Asia-Pacifico (7% delle vendite) ha riportato una flessione del 6 per cento.
L’outlook per l’esercizio fiscale in corso prevede quindi una crescita delle vendite organiche “ancora moderata, con un miglioramento del trend nella seconda metà dell’anno”, si legge in una nota. L’ebit rettificato organico è previsto rimanere invariato nell’anno.
Per quanto concerne i dazi al 25% imposti dagli Stati Uniti, il potenziale impatto in dodici mesi sulle importazioni da Messico, Canada ed Europa verso “è stimato in circa 90-100 milioni prima di potenziali azioni di mitigazione, attualmente in fase di valutazione”. Per i soli Canada e Messico si prevede un impatto di circa 35 milioni a partire da marzo 2025.
La guidance di medio termine annunciata il 29 ottobre 2024 è confermata.
“Guardando al futuro, posso dire che, dopo un periodo di transizione nel 2025, rimaniamo molto fiduciosi nel continuo mantenimento di una sovraperformance nel lungo termine”, afferma il CEO Simon Hunt. “La nostra leadership negli aperitivi (che generano il 43% delle vendite del gruppo, ndr) rappresenta un’opportunità in continua espansione alla luce dell’evolversi dei trend dei consumatori, che, insieme alla nostra tequila (il business dell’agave incide per il 9,6% delle vendite, ndr) e al portfolio di spirits premium, possiede un potenziale anche per l’espansione geografica a livello globale”.
Il titolo di Campari ha chiuso la seduta del 4 marzo, data di uscita dei conti, in rialzo dell’1,4 per cento.
