Potenziare l’ospitalità, sviluppare una nuova cantina di invecchiamento e dar vita alla tenuta di Bolgheri. Sono questi alcuni dei progetti in via di sviluppo di Ruffino, realtà vinicola toscana parte del gruppo Constellation Brands. “Gli investimenti che stiamo portando avanti negli ultimi due anni seguono il riposizionamento del brand verso l’alto: abbiamo comprato a Bolgheri, zona in cui non eravamo presenti; rivisto il portafoglio prodotti togliendo quelli più entry level; e lavorato sul packaging e sulla qualità del vino”, racconta a Pambianco Wine&Food l’AD Sandro Sartor. In quest’ottica, a Pontassieve (Firenze), accanto alla sede dell’azienda, Ruffino sta ora trasformando un vecchio edificio in una cantina destinata all’invecchiamento, compreso l’affinamento in anfora dedicato ai “vini più giovani e freschi” della Tenuta La Solatìa di Monteriggioni. L’investimento è di 4,5 milioni, con completamento previsto per l’estate.
Nel frattempo l’azienda porta avanti il progetto di Bolgheri dove ha acquisito 15 ettari per costruire una cantina che dovrebbe vedere la luce nel 2026, anno in cui uscirà il primo Bolgheri Superiore firmato Ruffino. Anche qui ci sarà una componente legata all’ospitalità, con shop, degustazioni, visite guidate e ristorazione.
Attualmente, l’hospitality, avviata durante il periodo Covid, rappresenta circa il 2% sul fatturato di Ruffino. “L’obiettivo – spiega Sartor – è raddoppiarla nei prossimi 5-6 anni, includendo anche lo sviluppo dello shop e del wine club”. Per farlo, il gruppo, che organizza visite e degustazioni e conta un ristorante, un relais e una enoteca a Poggio Casciano, sta effettuando migliorie per quattro milioni di euro sia alla parte food che all’hotellerie. A ciò si aggiunge la riqualificazione del castello di Montemasso, nel Chianti Classico, a circa 10 minuti da Poggio Casciano. “Quest’ultimo finora era stato utilizzato solo per ospitalità dedicata al trade. Il progetto prevede di renderlo accessibile anche a un pubblico più ampio entro l’estate”.
Nel frattempo, l’azienda è in procinto di archiviare il proprio anno fiscale in corso (la cui chiusura è prevista per il 28 febbraio) con una flessione dei ricavi compresa tra il 2-4% sui 116 milioni del 2023. “Se osserviamo l’andamento generale del mercato, in particolare quello americano, che per noi genera il 60-65% dei ricavi, mi ritengo soddisfatto di questo calo contenuto”, spiega Sartor. “L’anno si è sviluppato in due fasi distinte: nella prima parte, Canada e Stati Uniti hanno mostrato difficoltà, mentre l’Europa ha mantenuto una buona tenuta fino all’estate. Successivamente, la tendenza si è invertita, con l’Europa che ha iniziato a rallentare, in particolare Germania, Paesi nordici e la stessa Italia, mentre nell’ultimo trimestre il mercato americano ha mostrato segnali di ripresa. Abbiamo avuto un buon Natale, con una forte crescita dei vini rossi negli Stati Uniti, che hanno registrato un aumento a doppia cifra”.
Per quanto riguarda il 2025, “fare previsioni è complesso. Vedo il mercato americano in ripresa, con buone prospettive anche grazie al tasso di cambio favorevole, che offre maggiori opportunità ai nostri vini. Un altro fattore positivo è il rimbalzo del mercato in Canada, dovuto alla questione dei dazi sui vini americani, che favorirà i vini italiani. Se escludiamo il rischio legato a possibili politiche di Trump, il quadro appare positivo”. In Europa, invece, “prevedo un anno difficile sia nei mercati europei che in quello italiano. Se poi dovessero essere introdotti nuovi dazi, la situazione si complicherebbe ulteriormente”, conclude Sartor.
