Caviro archivia l’anno fiscale 2023-24 con un fatturato consolidato di 385 milioni di euro, in calo del 9% sui 423 milioni dell’anno precedente. Di questi, il vino rappresenta il 64% del totale, seguito dalla business unit dedicata ad alcol, mosti e acido tartarico (23%) e a quella di energia e ambiente (13 per cento).
Di contro, l’ebitda risulta in crescita del 3,4% a quota 34,3 milioni di euro, così come la posizione finanziaria netta è pari a 80,3 milioni, contro i 74,3 milioni del precedente esercizio.
Nel periodo, sono risultati “incoraggianti i dati della gestione vitivinicola del gruppo – si legge nella nota – frutto di iniziative di riposizionamento dei prodotti che hanno consentito di migliorare le marginalità pur a fronte di un calo dei volumi di vendita”.
Proprio la divisione vino è stata protagonista di una riorganizzazione che l’ha fatta evolvere in due asset: da una parte, Cantine Caviro, con tutti i marchi che sono “la massima espressione dei soci viticoltori”, come puntualizzato dal DG Giampaolo Bassetti, e dall’altra Tenute Caviro, nata con lo scopo di valorizzare le realtà radicate nelle aree più vocate d’Italia e sotto il cui cappello rientrano ad oggi i territori del Chianti e della Valpolicella, dove il gruppo vanta aziende di proprietà con le società controllate Leonardo Da Vinci e Gerardo Cesari.
Nel corso dell’esercizio la società ha inoltre dato avvio a un piano di investimenti pluriennale che ridefinirà il sito produttivo di Faenza, “aumentandone le sinergie industriali nei sottoprodotti della filiera vitivinicola e potenziando ulteriormente il modello di economia circolare”, ha commentato Valentino Tonini, DG Gruppo Caviro.
