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La Cina pesa sulle vendite di birra di Ab InBev e Carlsberg nel Q3

La Cina pesa sulle vendite di birra di Ab InBev e Carlsberg nel Q3

by Redazione
4 Novembre 2024

Il rallentamento della Cina pesa sulle vendite di due dei principali produttori di birra al mondo. Sia Anheuser-Busch InBev che Carlsberg hanno infatti mancato le stime di vendite nel terzo trimestre dell’anno, soprattutto nella Terra del Dragone.

La prima, Anheuser-Busch InBev, multinazionale basata in Belgio, ha infatti riportato un ebitda in crescita del 7,1% a 5,4 miliardi di dollari (circa 4,9 miliardi di euro) su base organica, contro il +8,6% atteso dagli analisti, mentre i ricavi e i volumi hanno visto, rispettivamente, un +2,1% e un -2,4%, contro il +3,4% e il -0,4% atteso dagli analisti, si legge sulla Cnbc. Un calo dovuto alla flessione delle vendite in mercati chiave quali Stati Uniti, Messico e Cina. In quest’ultimo Paese, nello specifico, il produttore ha visto ricavi e volumi in diminuzione rispettivamente del 16,1% e del 14,2%, riportando una particolare debolezza nelle vendite in locali come bar e ristoranti.

Il più grande produttore di birra al mondo, tuttavia, ha anche aumentato le previsioni per l’intero esercizio – prevede un ebitda in aumento tra il 6% e l′8%, rispetto al 4-8% precedente – e ha annunciato un riacquisto di azioni proprie per 2 miliardi di dollari nei prossimi 12 mesi.

Nel terzo trimestre del 2024, Carlsberg ha invece registrato vendite pari a 20,5 miliardi di corone danesi (circa 2,75 miliardi di euro), leggermente inferiori alle aspettative degli analisti, che avevano previsto 20,7 miliardi di corone danesi. Il produttore della Tuborg ha riferito che i volumi di vendita di birra sono diminuiti dell’1,3% a causa delle performance in Cina, Francia e Regno Unito.

Le vendite dei soli marchi premium sono scese dello 0,5% nel trimestre. Proprio per questo motivo, ovvero poiché i consumatori nei principali mercati acquistano birra più economica e in quantità ridotte, Carlsberg ha inoltre annunciato di spostare parte del suo focus di marketing verso marchi più economici, si legge su Reuters.

Il fenomeno è in linea con i risultati dei colleghi del settore degli spirits, come Pernod Ricard, il gigante del lusso Lvmh, Rémy Cointreau e Campari, dove anche qui, per la maggior parte, a pesare maggiormente sono state le performance di Cina e Usa.

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