Più che l’inflazione, a pesare sui consumi di birra nel fuori casa è stato il ‘tradimento’ del tempo. Le condizioni meteorologiche hanno infatti perturbato il settore brassicolo in Italia in questa prima parte dell’anno. E anche per la filiale nostrana di Heineken l’andamento nel fuori casa – canale che per l’azienda genera il 40% dei volumi totali e il 45% dei ricavi -, è stato leggermente inferiore alle aspettative. Un po’ di delusione per un mercato, quello appunto italiano, che a livello di Horeca è oramai stabile tra i top sei per la multinazionale. Gruppo che rimane il secondo produttore mondiale di birra e che, nel 2023, ha registrato un fatturato pari a 36,3 miliardi di euro (+4,9%), mentre in questi primi sei mesi del 2024 ha dichiarato revenues pari a 17,8 miliardi di euro, in progressione del 2,2% rispetto all’analogo semestre del 2022.
Tornando all’Italia, dove il gruppo ha festeggiato i suoi primi 50 anni di attività, la situazione è stata dunque in balia del tempo. “La forte pioggia di giugno, per di più caduta soprattutto a partire dal tardo pomeriggio, e il caldo torrido di agosto hanno scoraggiato molti italiani a uscire di casa, soprattutto coloro che abitano nelle grandi città”, conferma a Pambianco Wine&Food il manager greco Petros Papageorgiou, direttore vendite Horeca di Heineken Italia. “Se lo scorso anno era stata l’inflazione a incidere negativamente sul mercato birrario, quest’anno ci siamo trovati a fronteggiare un clima nemico che ha anche interferito sulle abitudini di consumo di una fetta di turisti, molti dei quali tendono, forse indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, a concedersi un pasto nella loro stanza di albergo o della casa affittata. L’intera categoria birra nel fuori casa si è comunque attestata a poco meno di 6 milioni di ettolitri, dei quali una quota che varia dal 25% al 30% è generata dai nostri marchi”.
Con un occhio al cielo e l’altro indirizzato a monitorare un generale andamento economico, il responsabile delle vendite nel fuori casa di Heineken Italia mantiene una buona dose di ottimismo in vista di quello che prevede possa avvenire in questi mesi che ci separano dal 2025. “Intanto possiamo affermare che ci sono aree del Paese che, per quello che riguarda il consumo e vendita di nostre birre, sono già tornate ai livelli del 2019, anno di per sé molto positivo per noi e in generale per il settore birra. Per il 2024, quindi, a volume ci aspettiamo di chiudere in linea con l’anno precedente, mentre a valore stimiamo di mettere a segno un balzo in avanti di un paio di punti percentuali”.
Nel frattempo, la filiale proseguirà in maniera molto intensa a sviluppare programmi di formazione per i suoi clienti Horeca. “Incontri che si svolgeranno sia presso le aule dell’Università della Birra – conclude Papageorgiou – che direttamente nei punti vendita degli esercenti con i quali vogliamo costruire un business ancora più forte e consolidato”. Tempo permettendo.
