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Damilano, con i vini si punta a 7 milioni di euro nel 2024

Damilano, con i vini si punta a 7 milioni di euro nel 2024

by Matteo Cioffi
24 Ottobre 2024

Non piove sempre sul bagnato. A volte qualche goccia in più, anche se caduta in grande abbondanza come a maggio e giugno, non finisce per danneggiare allo stesso modo tutte le uve. Pro e contro, chi vince e chi perde di questo effetto climatico, lo analizza Paolo Damilano, AD della cantina Damilano con sede a Barolo che, lo scorso anno, ha generato, attraverso la vendita dei suoi pregiati vini, un fatturato di 6 milioni di euro, di cui il 60% realizzato all’estero, dove ha un forte peso il mercato statunitense che conta per il 40% dell’intero ammontare export.

Quest’anno, come raccontato dall’AD a Pambianco Wine&Food, la previsione è archiviare la stagione al rialzo, registrando ricavi per 7 milioni di euro, con una produzione di oltre 400mila bottiglie. Una crescita che non pare risentire dell’umidità che ha impregnato e indebolito non poche viti e tenuto bagnate le uve, con inevitabile comparsa di malattie fungine (peronospora e la botritis cinerea), che però la cantina ha subito arginato grazie a un lavoro preventivo sulle uve durante i giorni di pioggia. Eppure le preoccupazioni maggiori non scaturiscono da fattori meteorologici: “C’è una contrazione economica evidente sul mercato vino “, afferma con tono impensierito Damilano. “Le cause sono da collegare alla fine della pandemia e agli effetti ancora tangibili dell’inflazione, il tutto aggravato da un contesto geopolitico resosi sempre più allarmante. Se non si trovano soluzioni a questi indicatori critici, temo un ulteriore aumento dei prezzi e calo dei consumi, che si avvertirà in maniera forte nel primo trimestre del 2025 e colpirà soprattutto la filiera dell’Horeca”.

Incrociando, quindi, le dita e confidando che il contesto internazionale possa al più presto ritrovare pace e serenità, l’analisi dei vini in cantina premia il prodotto emblema dell’azienda piemontese, vale a dire il Nebbiolo che genera il 70% dei ricavi totali del wine business di Damilano. “In generale riteniamo che il 2024 sarà una annata positiva per questo nostro vino”, sostiene l’imprenditore. “Ha riportato una buona maturazione fenolica e la pioggia caduta negli ultimi giorni di vendemmia ha ridotto la concentrazione zuccherina, cosa che ci fa pensare che potremmo avere prodotti che rispondono a una domanda oggi in crescita, ovvero quella di vini più leggeri, con circa un punto di gradazione alcolica inferiore rispetto al normale e un’acidità equilibrata. La produzione complessiva, dal canto suo, dovrebbe risultare superiore del 10-15% rispetto al 2023, dato che verrà confermato prossimamente dal nostro agronomo. Un risultato straordinario, considerando una stagione in cui le condizioni meteorologiche sono state molto instabili e che, alla fine, pensiamo possano avere penalizzato altre tipologie come il segmento dei bianchi (Timorasso soprattutto), ma anche Barbera e Dolcetto”.

Si brinda sicuri quindi con il Nebbiolo, ma nel frattempo nella testa di Paolo Damilano prendono sempre più forma e concretezza nuovi terroir di possibile ed eventuale conquista. Piani di espansione messi in agenda e programmati nel prossimo quinquennio. “La nostra attenzione è rivolta verso i vitigni del Nord Est, in particolare aziende vitivinicole già consolidate, quindi no start-up, che producono bollicine come, per esempio, il Trento Doc“, svela Damilano, ricordando che la sua azienda è già comunque produttrice di una linea Brut Metodo Classico.

Nel futuro invece difficilmente il marchio Damilano si legherà al mondo dei ‘dealcolati’. “Sono bibite e non vini“, precisa in merito il patron dell’azienda. “Con l’altro nostro ramo aziendale, quello delle acque minerali, tra cui Valmora, con il quale nel 2023 abbiamo sviluppato un giro d’affari di 80 milioni di euro, stimiamo di mettere a segno quest’anno un ulteriore crescita dei ricavi pari al 5%. Direi che sul fronte no-alcol siamo quindi ampiamenti soddisfatti e coperti”. 

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