Per un’azienda che fattura 3,5 milioni di euro, investire cinque milioni per la realizzazione di una nuova cantina non è una scelta da compiere a cuor leggero. Eppure Le Marchesine lo ha fatto. L’azienda con base in Franciacorta è in crescita, perciò scommette sul futuro e lo fa realizzando una struttura di vinificazione da cinquemila metri di superficie, di cui tremila sotto terra, con tanto di sala tasting attrezzata per ampliare quel servizio di accoglienza che sta offrendo notevoli soddisfazioni alla famiglia Biatta, proprietaria della società con sede a Passirano (Brescia). “Ci limiteremo alla parte degustazione – spiega a Pambianco Wine&Food Loris Biatta, a capo di Le Marchesine – e una volta ultimati i lavori potremo accogliere fino a 150 visitatori per volta. Oggi andiamo in difficoltà quando si supera quota venti”.
Biatta è esponente di quarta generazione della famiglia fondatrice. Nel frattempo, in azienda sono entrati i figli e già si preparano i nipoti, che rappresenteranno la sesta. C’è fiducia verso il futuro e i dati rafforzano questo sentimento positivo: il 2018, chiuso attorno a quota 3,5 milioni, è stato caratterizzato da un aumento dell’11% e attualmente siamo su una produzione annua di 450 mila bottiglie e a una vendita tra 380 e 390mila. La differenza è data, in un prodotto destinato a prender tempo in cantina come il Franciacorta docg, proprio dall’aumento produttivo avvenuto nel corso degli ultimi anni. L’obiettivo fissato a medio termine, nell’arco di 3-4 anni, è di 450 mila bottiglie vendute l’anno. L’export genera il 25% dei ricavi con il Giappone in vetta tra le destinazioni, incalzato in graduatoria da Canada e Stati Uniti. “Dopo dieci anni di assenza, stiamo per ritornare sulla piazza di New York – sostiene Biatta – ma nel frattempo abbiamo ottenuto risultati importanti in altri mercati apparentemente impossibili, come Malesia e Colombia”.
L’azienda dispone di una gamma prodotto piuttosto ampia, tutta basata sullo spumante metodo classico con due Franciacorta base, cinque millesimati e due riserve. Resiste una minima quota di Curtefranca bianco, tenuto in vita più per ragioni di amicizia con i vecchi clienti (che lo chiedono ancora) che per mere logiche commerciali. Il rinnovamento passa anche attraverso la rivisitazione in atto del logo aziendale e del packaging. “Più che a stravolgerlo, siamo impegnati a rinfrescarlo – spiega l’esponente di quinta generazione Andrea Biatta – mantenendo una certa fedeltà nei confronti del passato ma in versione un po’ più moderna”.
