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In Russia cinque mesi di calici vuoti

Tempi duri per i vini italiani in Russia. Nella foto, un momento dell'ultima edizione di Vinitaly

In Russia cinque mesi di calici vuoti

by Andrea Guolo
30 Luglio 2015

Crolla la Russia, recupera la Cina e tengono gli Stati Uniti. L’analisi di Nomisma sull’import mondiale di vino dei primi 5 mesi 2015 evidenzia luci e ombre. Le prime riguardano soprattutto Pechino che, dopo un 2014 deludente, fa segnare un +51% in valore e +38% in volume rispetto allo stesso periodo del 2014; le seconde si allungano su Russia e altre repubbliche ex sovietiche, con Mosca che taglia le importazioni del 35% in valore e del 25% in quantità. Per Denis Pantini, che cura il Wine Monitor di Nomisma, è stata la svalutazione del rublo conseguente al calo del prezzo del petrolio, più che le sanzioni europee legate alla crisi russo-ucraina, a ridurre la capacità di spesa dei russi. “E questo stallo dell’economia e dei consumi di vini esteri rischia di durare ancora a lungo”, evidenzia il ricercatore. Le prospettive di un greggio low cost, rafforzate dalle conseguenze dell’accordo nucleare iraniano (che dovrebbe spalancare a Teheran l’export di oro nero) si estendono per altri due anni e dovrebbero continuare a condizionare la capacità di spesa dei russi. La perdita italiana è del 36%, leggermente superiore alla media, mentre i francesi fanno segnare un calo ancora più pesante, -45 per cento. Si difendono invece, grazie al contemporaneo deprezzamento delle loro valute, i vini di Australia e Nuova Zelanda. La Cina, invece, inverte la rotta e ottiene un ottimo risultato che diventa straordinario per gli australiani, +134% nei primi cinque mesi, mentre l’Italia si deve accontentare di un +18 per cento. Quanto agli Usa, la crescita è contenuta in quantità, +2%, e notevole in valore, +23 per cento. Sul mercato nordamericano le performance dei vini italiani sono superiori alla media, +10% in volume, soprattutto grazie al “fenomeno” Prosecco che ha trainato l’import di spumanti italiani (+48%).

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