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Lvmh tentata dal Brunello

L'etichetta “storica” del Brunello di Montalcino di Biondi Santi

Lvmh tentata dal Brunello

by Andrea Guolo
25 Giugno 2015

Lvmh è al centro dei rumors di mercato su due fronti. Il primo riguarda l’Italia e, nella fattispecie, la zona di Montalcino. Secondo quanto riporta il settimanale Panorama, il gigante mondiale del lusso starebbe lanciando l’attacco a una grande realtà del Brunello per aggiungere la più prestigiosa tra le denominazioni toscane al proprio portafoglio vini. Il nome preferito sarebbe quello di Biondi Santi, l’inventore del Brunello di Montalcino, e a seguire Cerbaiona, fondata e condotta dall’ex pilota di Alitalia Diego Molinari, e Marchesato degli Aleramici di proprietà della famiglia Fedriani, che già avrebbe suscitato l’interesse di alcuni investitori cinesi. Sempre secondo Panorama, Lvmh non punterebbe esclusivamente alla maggioranza delle azioni, ma si potrebbe “accontentare” anche di una quota significativa di minoranza. Contattato dal sito specializzato WineNews, Jacopo Biondi Santi (titolare dell’azienda Il Greppo, che produce il Brunello di Montalcino Biondi Santi) si è detto “onorato” dell’interesse di Lvmh, precisando però di “cadere dalle nuvole”.

L’altro fronte caldo per Lvmh è quello di Diageo, la multinazionale dei superalcolici a sua volta oggetto di voci circa una potenziale offerta di acquisto da parte dei brasiliani di 3G Capital Partners. La società, quotata in Borsa a Londra e New York, è in difficoltà proprio sul fronte dei vini che generano il 4% del fatturato complessivo, e dove opera con sette brand di proprietà (Blossom Hill, Chalone Vineyard, Justerini & Brooks, Vignobles Internationaux, Piat d’Or, Rosenblum Cellars, Sterling Vineyards) e con la distribuzione degli champagne Moët & Chandon e Dom Pérignon, controllati proprio dal gruppo presieduto da Bernard Arnault. Il titolo Diageo ha registrato diversi rimbalzi in Borsa a seguito delle notizie che danno Lvmh vicina alla riacquisizione del 34% delle azioni di Moet Hennessy, che Diageo acquistò vent’anni fa, confermando l’intenzione del maggior gruppo mondiale dei superalcolici di focalizzare il proprio business su birra e spiriti, abbandonando gradualmente il vino.

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