Gli spirits italiani hanno chiuso il 2025 registrando 1,7 miliardi di euro di export, in flessione del 5% sul 2024, secondo lo studio realizzato da Nomisma e dall’Osservatorio Distillati di Format Research presentato in occasione dell’80ª Assemblea Annuale di AssoDistil. Paragonando il dato con il 2019, il comparto riporta invece una crescita del 33%. Nonostante il segno meno, l’Italia ha comunque mostrato una maggiore capacità di tenuta rispetto ai principali competitor internazionali che hanno subito contrazioni significativamente più marcate, come Francia (-11%), Stati Uniti (-11%) e Messico (-17%).
Guardando ai mercati di destinazione, emerge una progressiva apertura verso nuove destinazioni. Se nel 2019 i primi tre mercati assorbivano il 43% del valore complessivo dell’export italiano di spirits (lasciando ai restanti mercati il 57%), nel 2025 la quota di questi ultimi è salita al 60%. Tra i Paesi che hanno registrato le migliori performance dal 2019 spiccano Polonia (+227%), Croazia (+150%), Cina (+129%), Romania (+116%), Svezia (+111%), Irlanda (+107%) e Giappone (+100%).
Focalizzandoci sul mercato domestico, lo scorso anno il consumo di spirits in Italia si è attestato a circa 125 milioni di litri, registrando una flessione del 10% rispetto al 2019. I liquori sono la categoria più importante del mercato nazionale con il 52% dei consumi complessivi, seguiti da rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%).
“Gli italiani – dichiara Emanuele Di Faustino, head of industry & retail di Nomisma – non smettono di consumare bevande spiritose, ma cambiano il modo in cui lo fanno: si riducono le occasioni di uscita per via di un quadro macroeconomico complesso, ma si pretende una qualità decisamente superiore quando si frequentano bar e ristoranti, cresce l’interesse per i ready to drink e i Nolo e continua ad espandersi il fenomeno della mixology (anche fra le mura domestiche)”.
“Questa stessa evoluzione – prosegue Di Faustino – si riflette anche sul fronte internazionale: in un anno di generalizzato rallentamento per il commercio mondiale di spirits, l’export italiano si riduce solo del -5% a fronte di cali a doppia cifra di grandi competitor come la Francia, a conferma dell’eccellente reputazione delle produzioni Made in Italy. In tale scenario, la chiave per il futuro risiede nella diversificazione geografica: il fatto che il peso dei top 3 mercati si sia ridotto nel corso degli ultimi anni dimostra come le aziende italiane stiano presidiando con successo nuove piazze, dall’Europa dell’Est all’Asia”.
