Il primo trimestre si apre positivo per il comparto spirits, che segna vendite a +2,9% a volume nella Gdo, “sostenute soprattutto da aperitivi e soft drink alcolici, che intercettano la domanda legata ai consumi informali e alla socialità domestica”, si legge in una nota dell’Osservatorio di Federvini, in collaborazione con Nomisma e TradeLab. Il gin “consolida invece il proprio posizionamento in fascia premium e nel mondo della mixology, mentre la grappa continua a mostrare segnali negativi, confermando una difficoltà ormai strutturale”.
Bene anche l’export, che cresce del 5,8% nei primi due mesi dell’anno, trainato principalmente dalla performance di mercati europei come Spagna e Regno Unito, “che compensano la maggiore debolezza di altre aree geografiche”, si legge in una nota.
Il vino, invece, ha segnato nel trimestre un lieve calo a volume dell’1% in Gdo, ma una crescita a valore del 2,2%, con gli spumanti in accelerazione a +8,7%. Sul fronte internazionale, il primo trimestre si è aperto in frenata per tutti i grandi Paesi produttori di vino a causa di una contrazione generalizzata del valore delle importazioni a valore registrata sui 12 principali mercati di riferimento (-17,1%), con il massimo calo espresso dagli Stati Uniti, con il -38,9% di valore delle importazioni rispetto allo stesso trimestre del 2025, seguito da Cina (-10,6%) e Canada (-10,5%). Un quadro nel quale le esportazioni italiane hanno evidenziato un calo a valore del 13,3%, “performando meglio rispetto al calo complessivo della domanda”.
“Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti”, ha dichiarato il presidente di Federvini Giacomo Ponti. “Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione, infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo Ue-Usa si concluda rapidamente: non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare, innovare, presidiare i tavoli europei con ancora più determinazione”.
