Ferrarini, realtà emiliana specializzata nella produzione di salumi tipici italiani parte del Gruppo Pini, ha chiuso lo scorso esercizio con un fatturato di 197 milioni di euro, segnando un incremento del 3% rispetto ai 191 milioni del 2024. In parallelo, l’ebitda si è attestato sui 13,4 milioni di euro, con una marginalità del 7%, e l’utile ante imposte ha raggiunto i 3,4 milioni di euro, “invertendo il segno rispetto ai risultati dell’anno precedente (-7,7 milioni di euro) e certificando il pieno ritorno alla redditività industriale grazie a un miglioramento dei costi di produzione pari a 13,3 milioni di euro”, si legge in una nota.
Tra i principali motivi di crescita, emergono l’incremento del 15% dell’export grazie all’attività di cinque società commerciali operative all’estero, da Hong Kong agli Stati Uniti, “e le forti sinergie con le altre società del Gruppo Pini e, in particolare, con Litera Meat“.
“La solidità finanziaria del gruppo – commenta l’AD di Ferrarini Daniela Filipaz – unita alla costante attenzione di Pini nell’ottimizzazione produttiva, innovazione tecnologica e sviluppo di prodotti di alta qualità ha dato modo a Ferrarini di evolvere rapidamente, mantenendo la propria identità ma adottando una visione industriale moderna e competitiva da multinazionale familiare”.
Per il prossimo decennio, la società si pone l’obiettivo ambizioso di raggiungere 400 milioni di euro di fatturato grazie all’apertura, entro il 2028, di un nuovo stabilimento a Masone, Reggio Emilia. La struttura, che si estenderà su un terreno 180mila mq, è frutto di un investimento da 100 milioni di euro e punta a diventare il primo impianto di produzione di prosciutto cotto a impatto zero in Europa.
