Gioiella stima di chiudere il 2026 con circa 204 milioni di euro, con una previsione di crescita di circa il 4,6%. Un continuo incremento, considerando che il 2025 si era concluso con 195 milioni di euro di fatturato, a +9% sui 179 milioni dell’esercizio precedente.
L’azienda casearia pugliese nasce nel 1946 dall’idea di Sebastiano e Francesco Capurso, per poi, tre generazioni dopo, diventare una società da 500 dipendenti con otto linee dedicate alla pasta filata e 26 al confezionamento.
Con due stabilimenti e una capacità produttiva di 400 tonnellate di latte al giorno, la società opera con una distribuzione per il 42% sul mercato domestico e per la restante quota all’estero: il 55% viene venduto in Europa, mentre il 45% si divide tra Asia e America.
In termini di canali di vendita, la Gdo pesa per il 54%, mentre l’Horeca si attesta intorno al 36% delle vendite. Tra i prodotti di punta rientrano la Mozzarella di Gioia del Colle Dop e la Burrata di Andria Igp.
Per il 2026, “continueremo a investire nel potenziamento degli impianti produttivi e nella digitalizzazione dei processi, con l’obiettivo di elevare ulteriormente gli standard qualitativi e ottimizzare l’efficienza lungo tutta la filiera”, ha raccontato a Pambianco Wine&Food Federica Capurso, responsabile marketing Gioiella. Parallelamente, “sarà rafforzata la presenza sui mercati esteri, con particolare attenzione a Europa, Nord America e Asia, e svilupperemo nuove referenze ad alto valore aggiunto, sempre nel rispetto della tradizione e con l’impiego di materia prima 100% italiana”.
