Dopo circa due anni di lavori, la cantina altoatesina Kettmeir ha concluso il percorso di rinnovamento e ampliamento dei propri spazi, oggi raddoppiati a livello di volume. Con un investimento di circa 10 milioni di euro, la realtà fondata nel 1919 a Caldaro (Bolzano) e oggi parte del gruppo Herita Marzotto Wine Estates ha realizzato nuove aree specificamente studiate per l’affinamento dei suoi spumanti metodo classico, arricchite da un percorso immersivo dedicato ai visitatori, nell’ottica di potenziare l’esperienza enoturistica. Tra gli obiettivi c’è l’ampliamento della capacità produttiva, che passerà dalle 150mila bottiglia attuali a 300mila in meno di un decennio.
“La cosa bella di questo progetto è che, vedendola da fuori, la cantina è molto simile a come era prima, perché abbiamo cercato di preservare l’impatto sul paesaggio e la vecchia architettura”, spiega a Pambianco Wine&Food Andrea Conzonato, AD del gruppo veneto da 247 milioni di euro di ricavi nel 2025. “La verità, però, è che si è profondamente trasformata: abbiamo fatto un investimento importante per aumentare la capacità della cantina, anche in scia al successo che le bollicine stanno vivendo in questo momento, e all’interno di questa trasformazione abbiamo utilizzato nuove tecnologie fatte e disegnate nell’ambito della sostenibilità”.
La cantina, già certificata Carbon Neutral, è infatti dotata di un avanzato impianto geotermico che sfrutta l’acqua del sottosuolo per raffreddare pavimenti e soffitti delle sale di affinamento, garantendo l’assenza di sbalzi termici per le bottiglie in affinamento. Grazie alla combinazione con il nuovo impianto fotovoltaico, progettato per alimentare le pompe del sistema geotermico, l’intero processo è a consumo energetico zero, rendendo oggi Kettmeir una realtà energeticamente autosufficiente.
Il percorso dedicato ai visitatori attraversa diverse tappe: dalle installazioni artistiche fisse nel porticato, passando per la nuova e più ampia sala presse sotterranea animata da proiezioni interattive, fino ad arrivare a stimolazioni olfattive che riproducono i sentori della fermentazione e dell’autolisi dei lieviti. “Vogliamo strizzare l’occhio in maniera importante all’enoturismo”, prosegue l’AD. “Ci troviamo in un posto bellissimo e pensiamo che Kettmeir possa diventare un punto di riferimento per qualunque tipo di itinerario enogastronomico in Alto Adige”.
Nel complesso, “il brand sta crescendo molto bene in termini di vendite, grazie al lavoro incentrato sulla qualità che stiamo portando avanti e su cui non scenderemo a compromessi nell’ambito dell’ampliamento produttivo dei prossimi anni”. La crescita avverrà anche tramite l’espansione nei mercati esteri, dove attualmente il brand è poco esposto: “stiamo cominciando a sviluppare il brand nei mercati più sensibili al metodo classico, come Svizzera, Germania e Giappone. Lo scorso anno, in Usa, lo abbiamo testato in New Jersey e New York e sta andando bene, pertanto lo vogliamo portare anche in altri stati”.
Kettmeir rappresenta un piccolo tassello di Herita Marzotto Wine Estates, che ha archiviato il 2025 vendendo 25,8 milioni di bottiglie e realizzando un fatturato di 247 milioni (-0,6%), di cui il 53% generato dagli Stati Uniti, i quali hanno messo a segno un +0,9%. Qui, nelle scorse settimane, il gruppo ha potenziato la propria presenza acquisendo i vigneti di Domaine Lumineux, nella regione vinicola di Dundee Hills (Contea di Yamhill), in Oregon, attraverso la sua controllata Roco Winery. L’ebitda margin è sceso al 27,9% dal (32,3% dell’esercizio precedente), attestandosi a 68,8 milioni, “a causa dell’impatto dei dazi, per i quali, a gennaio, abbiamo elaborato dei nuovi listini che ne tengono conto”, conclude Conzonato.
