Prosegue la riorganizzazione dei portafogli delle grandi multinazionali. L’ultimo caso è quello di Associated British Foods (Abf) che conferma lo spin-off di Primark aprendo la strada alla nascita di due società quotate a Londra entro la fine del 2027. A valle dell’operazione, il polo food (di cui, tra gli altri, fa parte Twinings) manterrà il nome Associated British Foods, mentre Primark continuerà a operare come entità autonoma. La logica dichiarata dal board è rendere più leggibile il profilo dei due business, separandone governance, strategia e base investitori.
La divisione alimentare conta una presenza globale articolata in 52 paesi, con un fatturato annuo di 9,8 miliardi di sterline (circa 11,3 miliardi di euro) e oltre 55mila dipendenti. Secondo le stime del gruppo, l’operazione comporterà una perdita contenuta di sinergie, inferiore a 45 milioni di sterline, a fronte di costi una tantum legati alla separazione e alla transazione pari a circa 75 milioni di sterline.
Sul fronte della governance, Michael McLintock resterà presidente del gruppo fino alla finalizzazione dell’operazione, mentre George Weston assumerà il ruolo di amministratore delegato della nuova entità alimentare. Eoin Tonge continuerà invece a guidare Primark.
“La separazione rappresenta la soluzione più efficace per massimizzare i rendimenti di lungo periodo per gli azionisti”, ha commentato McLintock, sottolineando come le dimensioni raggiunte da Primark e la natura distinta del business alimentare rendano necessario un approccio più mirato. Sulla stessa linea Weston, che evidenzia come lo spin-off consentirà da un lato di valorizzare il portafoglio food come realtà autonoma nell’indice Ftse 100, e dall’altro di dotare Primark di una governance dedicata, funzionale a sostenere le opportunità di sviluppo del brand nei mercati attuali e in quelli futuri.
Intanto, il player ha pubblicato i risultati relativi al primo semestre del suo fiscal year, terminato lo scorso febbraio. Nel periodo i ricavi si sono attestati a quota 9,47 miliardi di sterline (circa 12,6 miliardi di euro), in calo del 2% a cambi costanti, mentre l’adjusted operating profit è sceso a 691 milioni (-17 per cento). In flessione anche l’utile ante imposte rettificato, pari a 663 milioni (-19 per cento).
Nelle scorse settimana anche Unilever ha varato una riorganizzazione del portafoglio che, sebbene profondamente diversa da quella di Abf, ne rispecchia la volontà strategica di avere un profilo più leggibile agli occhi degli investitori e di separare attività con dinamiche industriali molto diverse.
Unilever, nello specifico, ha scelto di separarsi dal business food combinandolo con McCormick in un’operazione che le permetterà di focalizzarsi su beauty, wellbeing, personal care e home care. A differenza di Abf, però, qui il food non resta nella holding originaria, ma confluisce in una combined company che manterrà il nome McCormick: un colosso globale del settore degli aromi che comprenderà marchi come McCormick, Knorr e la maionese Hellmann’s. La transazione, che dovrebbe chiudersi a metà del 2027, valuta Unilever foods 44,8 miliardi di dollari (circa 38,1 miliardi di euro).
