Dal cuore all’intestino e fino alla socializzazione, il vino è sempre stato un alleato dell’uomo nel suo cammino evolutivo. Non solo parole, ma anche dati scientifici confermano la solidità di questa affermazione. L’Accademia Internazionale del Bere in Salute (Aibs), un organismo scientifico e culturale con vocazione divulgativa, nasce per restituire al vino una narrazione fondata sull’evidenza, sottraendola alle semplificazioni che hanno dominato il dibattito pubblico degli ultimi anni.
“Il settore vive una fase di profonda trasformazione, e la comunicazione sulla salute gioca un ruolo determinante”, afferma Federico Veronesi, AD di Oniwines e Signorvino, promotore dell’Aibs. “Noi di Signorvino lavoriamo ogni giorno per avvicinare le persone al vino in modo consapevole, senza barriere, senza sovrastrutture. Ma su un tema come quello della salute, non possiamo parlare da soli: abbiamo bisogno della scienza. L’Accademia nasce per mettere i dati e la ricerca al servizio di chi vuole capire e conoscere, non solo di chi vuole bere. Il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Unesco ci ricorda che mangiare e bere secondo le nostre tradizioni non è un atto privato, ma comunitario, che trasmette saperi, genera benessere e crea legami. Il vino, in questo quadro, non è mai stato solo una bevanda: è parte integrante di un modello di vita che il mondo ci invidia e che la scienza oggi ci dice di proteggere”.
Durante Vinitaly 2026, l’Aibs ha organizzato la conferenza “Vino e Longevità. Salute, cultura, convivialità e tendenze”, moderata dal professor Giovanni Scapagnini, ricercatore di fama internazionale e professore ordinario di Nutrizione Clinica all’Università degli Studi del Molise, nome di riferimento per l’indagine dei meccanismi molecolari dell’invecchiamento, con la partecipazione dei massimi esperti di geroscienze nutrizionali e longevità.

DALL’INTESTINO AL CUORE, IL VINO È UN ALLEATO
Come ricordato da Scapagnini: “Il vino non è assimilabile all’alcol in senso generico e si pone, rispetto ad esso, in una posizione scientificamente distinta”. A supporto di questa affermazione, sono stati presentati due studi recenti. Il primo, tratto dal Progetto Moli-sani, che ha coinvolto circa 22.495 partecipanti (International Journal of Public Health, marzo 2026), dimostra che un consumo moderato di vino nell’ambito della dieta mediterranea rallenta significativamente l’invecchiamento biologico, un effetto che non si riscontra con la stessa quantità di etanolo assunta da birra o superalcolici.
Il secondo studio, presentato all’American College of Cardiology e basato su 340mila soggetti monitorati per 13 anni attraverso il database Uk Biobank, evidenzia una riduzione del 21% nel rischio di mortalità cardiovascolare per i consumatori moderati di vino, contro un aumento del 9% per chi consuma la stessa quantità di alcol da altre fonti.
“La letteratura scientifica, inclusa quella pubblicata sull’European Heart Journal, documenta una riduzione della mortalità cardiovascolare associata al consumo moderato di vino nell’ambito della dieta mediterranea”, aggiunge il professor Giovambattista Desideri della Sapienza Università di Roma, specializzato in medicina interna e geriatria. “In ambito geriatrico, questa evidenza diventa un criterio clinico da valutare caso per caso, considerando il profilo complessivo del paziente e il suo contesto di vita”.
Le linee guida della Società Europea di Cardiologia, pubblicate nell’agosto 2025, hanno reintrodotto il riconoscimento dell’effetto protettivo del consumo moderato di vino, sempre nell’ambito di una dieta equilibrata. “Le popolazioni più longeve al mondo (giapponesi, italiani e spagnoli) – aggiunge il professor Arrigo F.G. Cicero dell’Università di Bologna, presidente della Società Italiana di Nutraceutica – condividono modelli alimentari che includono il consumo moderato di bevande fermentate”.
Come sottolineato da Cicero, è importante ricordare che il vino è un alimento fermentato, non una semplice bevanda alcolica, e questa differenza ha implicazioni biologiche rilevanti, come spiega la professoressa Karin B. Michels della University of California (Los Angeles), specializzata in epidemiologia. La fermentazione, infatti, arricchisce il microbioma intestinale, il nostro principale organo immunitario. Il vino rosso, se consumato in modo moderato, agisce su questo sistema in modo duplice: come probiotico, introducendo microrganismi benefici, e come prebiotico, grazie ai polifenoli della buccia dell’uva che nutrono la flora batterica esistente. Il risultato è un aumento della diversità microbica, che porta a minore adiposità, colesterolo LDL più basso e miglior controllo insulinico. Il dato più significativo, però, riguarda il cervello: attraverso l’asse intestino-cervello, i metaboliti prodotti dalla fermentazione agiscono come messaggeri, supportando le funzioni cognitive e riducendo il rischio di demenza.
“Gli acidi grassi a catena corta prodotti dalla fermentazione sono messaggeri che nutrono il sistema immunitario e hanno effetti positivi anche sul cervello. Molti studi hanno dimostrato che il vino riduce il rischio di demenza. Questo effetto si manifesta grazie all’influenza positiva sul microbioma intestinale, che si traduce in benefici neurologici”, conclude Michels.

11MILA ANNI DI MEMORIA DEL VINO E SOCIALIZZAZIONE
La cosiddetta ‘tolleranza’ all’alcol è un dato biologico, determinato dall’equilibrio tra due enzimi (ADH e ALDH2), le cui varianti sono distribuite in modo disomogeneo tra le popolazioni del mondo. Ne parla il professor Paolo Francalacci, del dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari, spiegando che le popolazioni mediterranee hanno sviluppato nel corso dei millenni un profilo enzimatico favorevole, frutto di una coevoluzione con la vite. Una recente ricerca pubblicata su Science colloca la coltivazione della vite tra le prime forme di agricoltura della storia umana, contemporanea o addirittura precedente alla panificazione.
“La nostra agricoltura parte dal vino, non solo dal pane”, afferma Francalacci. “In prospettiva evolutiva, il vantaggio selettivo associato al consumo di bevande fermentate non è stato individuale, ma collettivo. Il vino ha contribuito alla coesione del gruppo sociale, alla sicurezza alimentare e alla trasmissione culturale: una strategia evolutiva prima ancora che una scelta alimentare”.
Nei secoli, i componenti fenolici del vino hanno informato l’essere umano delle condizioni ambientali in cui la vite ha vissuto, attraverso il meccanismo della xenoormesi, come spiega il professor Eugenio Luigi Iorio, medico e chimico dell’Universidade Federal de Uberlândia (Brasile) e del Tokyo Redox Center. Il resveratrolo attiva vie come NRF2 e le sirtuine, implicate nell’invecchiamento di successo, mentre i nitrati del vino vengono convertiti in ossido nitrico dal microbiota orale e gastrico, con effetti vasodilatatori documentati. I solfuri, tradizionalmente considerati difetti enologici, partecipano anch’essi alla modulazione del sistema redox.
“I nitrati del vino – spiega Iorio – vengono convertiti in ossido nitrico, un vasodilatatore fisiologico, attraverso l’azione del microbiota orale e gastrico. Il resveratrolo potenzia questo effetto attivando l’ossido nitrico sintetasi endoteliale. La modulazione del flusso vascolare rappresenta uno dei meccanismi più rilevanti attraverso cui i polifenoli del vino interagiscono con il sistema cardiovascolare”.
“Il vino è come una mano che tocca sei tasti contemporaneamente, e da questi sei tasti escono sinfonie”. Così il professore Andrea Sbarbati, anatomista e storico della medicina dell’Università degli Studi di Verona, descrive l’interazione tra il vino e il nostro organismo. I sei sistemi recettoriali attivati dal vino sono: i recettori gustativi, olfattivi, vomeronasali, le terminazioni trigeminali e le cellule isolate chemosensoriali, che regolano la secrezione insulinica e l’interazione con il microbiota intestinale.
La storia della medicina conferma questa visione millenaria: nella medicina umorale, il vino era prescritto in base al temperamento del paziente — vini dolci o passiti per i melanconici, vini secchi e invecchiati per i flemmatici, vini acidi per i sanguigni. Non superstizione, ma intuizione clinica codificata secoli prima della biochimica.

PROSSIMI PASSI
Alla fine della conferenza, Aibs e Signorvino hanno delineato tre direttrici per il futuro: costruire un’evoluzione culturale del linguaggio intorno al vino, trasformando temi complessi in strumenti concreti per il pubblico; sviluppare un ecosistema di dialogo permanente tra produttori, autorità scientifiche e stakeholder; e contribuire a orientare il cambiamento del settore con una narrazione basata sull’evidenza e sull’equilibrio, in alternativa alla semplificazione che ha dominato il dibattito pubblico degli ultimi anni.
“L’Italia è tra i paesi con la più alta aspettativa di vita al mondo, e il vino è parte integrante del nostro modello alimentare e culturale da millenni,” conclude Sandro Veronesi, presidente del Gruppo Oniverse. “Di fronte a un dibattito sempre più polarizzato, abbiamo ritenuto necessario affidare alla scienza il compito di rispondere con rigore. Da quella scelta è nata l’Accademia”.
