Vinitaly 2026 chiude i battenti con 90mila presenze, in calo del 7% rispetto alle 97mila dello scorso anno. Di queste, il 26% era straniero e proveniente da 135 Nazioni (cinque in più rispetto al 2025), con oltre mille top buyer provenienti da più di 70 Paesi. I giornalisti accreditati sono stati duemila e provenienti da 30 Paesi diversi.
“Siamo soddisfatti – afferma Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, che organizza la manifestazione vinicola – perché in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato”.
Tra i mercati consolidati presenti a Verona si confermano Germania, Nord America (Usa e Canada), Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi (Svezia, Norvegia e Danimarca), Polonia e Austria.
Sul fronte delle “aree più promettenti”, come spiega la fiera veronese, la top dieci dei mercati a maggior potenziale comprende Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), Serbia e Singapore, evidenziando un progressivo rafforzamento della presenza in aree ad alta crescita.
In crescita anche l’interesse dall’Africa, con Sudafrica, Tanzania, Nigeria e Angola, mentre, in Asia, Giappone e Vietnam “si distinguono per dinamismo e attenzione verso le etichette del made in Italy”. Tra le novità emerge anche l’Ucraina.
Tra i commenti degli operatori, positivo quello del Consorzio del vino Brunello di Montalcino: “Il confronto con gli operatori esteri – ha affermato il presidente Giacomo Bartolommei – si è rivelato positivo e ricco di spunti, anche grazie alla presenza del trade proveniente da mercati emergenti. Il contesto geopolitico attuale rende sempre più centrale la diversificazione: da un lato è fondamentale rafforzare le aree consolidate, dall’altro ampliare il raggio d’azione verso nuove opportunità. I riscontri raccolti in fiera confermano che questa è la direzione giusta”.
“L’internazionalizzazione – aggiunge Gianni Bruno, direttore generale vicario – è una direttrice strategica su cui continueremo a investire: siamo già al lavoro per sviluppare nuove tappe di Vinitaly in Africa, Canada e Australia e raddoppieremo la presenza in Brasile, rafforzando il presidio già attivo con Wine South America”.
La 59esima edizione di Vinitaly sarà a Veronafiere dall’11 al 14 aprile 2027.
