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Cavit mette il focus su Pinot Bianco e Schiava

Cavit mette il focus su Pinot Bianco e Schiava

by Redazione
2 Aprile 2026

Pinot Bianco Bottega Vinai e Schiava Cum Vineis Sclavis. Sono questi i vini su cui Cavit, cooperativa riunisce 11 cantine sociali e oltre 5.250 viticoltori, punterà i riflettori durante Vinitaly 2026.

Il primo, Pinot Bianco Bottega Vinai, è frutto di un percorso di ricerca durato quattro anni – realizzato con il supporto del Sistema Pica (Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola) – che ha portato all’individuazione di una selezione di vigneti in due aree, quella dell’Alto Garda e quella della Vallagarina occidentale. 

“Il Pinot Bianco non è un vitigno ubiquitario”, commenta commenta Andrea Faustini, responsabile del team agronomico ed enologico Cavit. “Richiede climi ventilati e una buona escursione termica. Nell’Alto Garda l’influenza del lago garantisce una maturazione dolce e aromatica, nella Vallagarina occidentale, oltre i 400 metri, i terreni offrono più struttura e freschezza acida. Sono climi molto diversi pur essendo geograficamente vicini, e dalla combinazione delle due zone nasce la complessità del vino”.

Da qui è nato un vino che si distingue per una precisa scelta stilistica: valorizzare delicatezza, finezza di profumi e freschezza, caratteristiche varietali esaltate dall’affinamento esclusivo in acciaio. Si differenzia dai Pinot Bianchi di Alto Adige e Friuli, tendenzialmente più maturi e strutturati per gli affinamenti in legno, e si rivolge a un consumatore curioso di ritrovare, in un vitigno di nicchia, lo stile fresco e profumato dei vini trentini.

“Abbiamo scelto di non usare legno – precisa Fabrizio Marinconz, enologo di Cavit – per preservare la freschezza che è il tratto più autentico di questo vitigno. Il risultato è un vino dal colore giallo lucente con sfumature verdoline, con note di mela verde e fiori bianchi, secco e persistente. Qualcosa di diverso dagli altri bianchi della gamma, e diverso anche da ciò che il mercato già conosce del Pinot Bianco”.

Pinot Bianco Bottega Vinai

L’altro vino, la Schiava Cum Vineis Sclavis, è figlio della riscoperta del vitigno autoctono Schiava. Questo, prosegue Faustini, “cresce bene solo nelle zone di grande vocazione viticola. Le nostre selezioni vengono da vigneti collinari con ottima esposizione, tendenzialmente vecchi, perché nessuno oggi ripianta Schiava. È lì che questo patrimonio storico può esprimere tutta la sua modernità”.

Con il progetto Cum Vineis Sclavis, Cavit è tornata alla classica vinificazione in rosso della tradizione trentina, valorizzando vigne vecchie selezionate in zone collinari di alta vocazione. Il nome del vino richiama le origini: cum vineis sclavis era l’espressione latina con cui si descriveva la forma di allevamento medievale a filare, dove la vite veniva legata a un supporto fisso per condizionarne lo sviluppo.

“Siamo tornati alla vinificazione in rosso della tradizione, ottenendo un vino leggero e versatile, capace di anticipare i trend del bere contemporaneo con un’anima antica e una lettura moderna”, conclude Marinconz. “Il risultato è un vino centrato: rubino brillante, profumi fragranti di ciliegia e lampone, gusto secco con un sottofondo di mandorla”.

Schiava Cum Vineis Sclavis

“Le etichette che presentiamo quest’anno nascono da un metodo preciso: ascoltare il territorio, selezionare con rigore e restituire quella qualità a un pubblico il più ampio possibile”, conclude Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit. “È questo che intendiamo per qualità accessibile: la capacità di generare valore con coerenza e continuità in ogni fascia di mercato, superando la logica dell’esclusività per rendere l’eccellenza una scelta quotidiana e condivisa. Perché per noi il vino non è un semplice prodotto, ma è, prima di tutto, cultura e valore che unisce il territorio al mondo”.

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