I consumi di vino negli Stati Uniti risultano in calo per il quinto anno consecutivo. Secondo le elaborazioni di Unione italiana vini (Uiv) su base Sipsource, piattaforma di dati e analisi sul mercato statunitense di vino e spirits, le vendite della distribuzione nei supermercati, enoteche, ristoranti e locali sono infatti scese del 7% a valore e del 9% circa a volume. Un calo su cui ha influito il segno meno registrato in primis dal vino statunitense (-9%), a cui si aggiungono, per esempio, quelli di Argentina (-14%), Australia (-13%) e Cile (-11%).
In questo scenario, le vendite di vino italiano, pur registrando un segno negativo, vanno meglio della media di mercato, registrando un -3% a valore e un -5% a volume. Una performance resa possibile dall’andamento in controtendenza di Chianti Classico (+12% a valore), Prosecco (+3%) e Brunello (+2%).
Meglio dell’Italia, nel paniere degli otto principali Paesi esportatori di vino in Usa, fa solo la Francia, il cui valore è rimasto stabile a fronte di un -2% a volume grazie soprattutto ai bianchi e alla performance stabile degli Champagne.
“Negli ultimi quattro anni i volumi consumati negli Usa si sono contratti di circa il 20%”, afferma Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini. “È andata meglio ai vini italiani, che secondo le nostre stime hanno ceduto circa il 12%”.
Una situazione che, però, potrebbe cambiare considerando il rimbalzo dei prezzi dovuto ai dazi. Nel mese di dicembre, infatti, è stata riscontrata una crescita tendenziale dei prezzi attorno al 4%, “nonostante i produttori italiani nell’ultimo semestre abbiano tagliato i propri listini in media del 10%”, conclude Frescobaldi.
