Guardare il 2025 per sfruttare appieno le potenzialità offerte dal 2026. L’anno appena concluso è stato particolarmente sfidante per Sagna e per il mondo del vino in generale, ma anche ricco di iniziative che hanno consolidato legami duraturi e aperto nuove prospettive. Sebbene il mercato abbia mostrato oscillazioni e cambiamenti, le azioni intraprese dall’importatore e distributore piemontese, tra cui l’ingresso nel portfolio degli Champagne Deutz, sono state accompagnate da una forte risposta del pubblico, stimolato attraverso eventi, attività dedicate e la partecipazione a fiere di settore.
Il cuore di queste iniziative è stato il continuo rafforzamento delle relazioni, viste come una risorsa fondamentale per affrontare le difficoltà e guardare con fiducia al futuro. Eventi come il Sagna Day, che ha visto la partecipazione di oltre 700 persone a Villa Braida, o la nostra presenza a manifestazioni come Ein Prosit e Champagne Experience, hanno offerto occasioni di formazione e condivisione, mettendo al centro la qualità e la passione per il mondo del vino e dei distillati.
Guardando al 2026, queste esperienze si presentano non solo come un bilancio del passato, ma anche come un trampolino di lancio per affrontare le nuove sfide con rinnovata energia. Le collaborazioni con grandi realtà come Louis Roederer, Domaine Faiveley e Grappa Levi, insieme alle novità provenienti dal mondo del distillato e delle bollicine, sono gli spunti che alimentano la nostra visione per l’anno a venire, sempre forti delle certezze che derivano dalla continuità e dalla qualità.

“L’anno appena terminato è stato caratterizzato da incertezze, sfide e iniziative significative”, affermano Carlo Alberto e Leonardo Sagna. “Nel sorso dell’anno non sono mancate degustazioni e masterclass presso cantine e locali, così come l ’oramai consolidato Sagna Day, la presentazione del portfolio e, non ultimo, sviluppato attività di comunicazione a supporto della nostra immagine e delle aziende che rappresentiamo. Chiudiamo l’anno con una leggera flessione rispetto al precedente, ma, considerato il contesto socio-economico attuale, possiamo dirci soddisfatti e fiduciosi per il 2026. Per questo, la parola che abbiamo scelto per racchiudere gli ultimi dodici mesi è fedeltà, riflessa nel valore per noi più importante: le relazioni”.
IL NUOVO CAMMINO DI DEUTZ IN ITALIA
I nuovi inizi comportano sempre una certa dose di incertezza, accompagnata, però, da un’adrenalina che alimenta il desiderio di raggiungere gli obiettivi prefissati. Con l’arrivo del nuovo board di Maison Deutz nel 2025, sotto la guida del CEO Marc Hoellinger, è stato avviato un progetto di riposizionamento del brand in Italia, puntando a rafforzare i suoi valori e a migliorarne la percezione. Dopo un’analisi del mercato e del valore del brand, è stato definito un programma di attività concrete e sostenibili.
Una delle principali sfide è stata la scarsa conoscenza delle cuvée millesimate e degli Hommage à William Deutz, Meurtet e La Côte Glacière. Sagna ha quindi scelto di focalizzarsi su una comunicazione mirata, iniziando dalla storia della Maison (la cui fondazione risale al 1838) e dal protocollo produttivo, con i Brut Classic e Brut Rosé, per poi raccontare la figura centrale della chef de cave Caroline Latrive. Con la sua esperienza, Latrive ha approfondito la conoscenza dello Chardonnay e ha trovato nuovi stimoli nel lavorare il Pinot Noir. Nei prossimi mesi, il focus si concentrerà sulla sua visione e sulla sua ricerca del frutto, espressa con eleganza nelle cuvée Vintage.

LOUIS ROEDERER + PHILIPPE STACK 2018
ANNIVERSARI / 200 ANNI DI DOMAINE FAIVELEY
Con 140 ettari di vigneti – di cui 123 certificati biologici – in Côte Chalonnaise, Côte de Nuits, Beaune e Chablis, Domaine Faiveley è un impero che racchiude sei vigneti monopole, 14 Grand Cru e 24 Premier Cru e 800mila bottiglie prodotte. Fondato nel 1825, è l’unico Domaine in mano alla stessa famiglia da generazioni: Pierre Faiveley, figlio di un calzolaio, avviò l’attività come négociant & propriétaire a Nuits-St-Georges, ma il grande sviluppo avvenne grazie al figlio Joseph. Oggi l’azienda è nelle mani della settima generazione e c’è un elemento che le accomuna tutte: non sono mai stati influenzati da Parker e dall’uso di legno nuovo, tanto che Aubert De Villaine, proprietario di Domaine de la Romanée-Conti, ha più volte detto che bisognerebbe erigere un monumento ai Faiveley, che si sono sempre rifiutati di seguire la moda del critico americano, contribuendo così alla salvaguardia dell’identità dei vini di Borgogna.
Dal 2005, Erwan ed Ève Faiveley portano quindi avanti la tradizione con una visione moderna, affiancati dall’enologo Jérôme Flous. La rivoluzione messa in in campo è totale: a metà degli anni Duemila vengono acquisite numerose vigne prestigiose che arricchiscono il portfolio (come parcelle a Corton Charlemagne, Clos de Vougeot, Echezeaux, Bienvenues-Bâtard-Montrachet, Mazis-Chambertin, a Vosne-Romanée e Gevrey-Chambertin), nel 2018 la cantina viene totalmente ripensata, ingrandita e dotata di tecnologia e nel 2022 è stato rimosso il nome “Joseph” dalle cuvée négoce, per sottolineare l’autosufficienza del Domaine.



